Archivio mensile gennaio 2018

Linda Caroli DiLinda Caroli

Criptovalute e valute

Possiamo ipotizzare che le criptovalute possano sostituire le valute tradizionali  in un prossimo futuro?

Certo è che sempre più Stati stanno pensando di creare una propria criptovaluta nazionale.

Maduro, presidente del Venezuela,  ha annunciato di voler creare il Petro, una valuta nazionale che lui ritiene possa far uscire dalla crisi economica il  paese in difficoltà a causa soprattutto dell’embargo finanziario degli Stati Uniti. Il Petro sarebbe garantito dalle riserve petrolifere di oro, gas e diamanti. Oltre al Venezuela ci sarebbero  il Giappone con la JCoin, la Russia con il suo  Criptorublo, la Cina, l’Estonia con l’Estcoin, gli Emirati Arabi e l’Abkhazia (territorio caucasico) , l’Ecuador con il  Dinero Electronico, la Tunisia, il Senegal, la Svezia con la sua eKrona.

Ma potranno le criptovalute sostituire in toto le valute tradizionali?

Una delle questioni da affrontare sarà la differenza tra i canali di emissione: le prime  generate da  un’autorità monetaria che ne regola anche la velocità di circolazione e le seconde dai miners della blockchain.

Quindi le criptomonete non sono regolamentate,  mentre sono  controllate dagli  sviluppatori, utilizzate e accettate tra i membri di una specifica comunità virtuale.

C’e poi da chiedersi se le criptovalute possano essere considerate mezzo di scambio.

Ricordiamo che una valuta per essere considerata tale deve rispondere a queste caratteristiche

  • essere unità di conto
  • essere mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi
  • essere riserve di valore

Senz’altro esse sono un ottimo mezzo di scambio: gli utenti possono trasferire denaro in ogni parte del mondo riducendo i costi di transazione al minimo e vedendo loro garantito anche un certo livello di anonimato. Ma la volatilità inscritta all’interno della criptovaluta , dovuta al fatto che il sistema non può regolare la liquidità monetaria in funzione della domanda, la rende inadeguata come riserva di valore e standard per i pagamenti differiti, impedendo che diventi un’unità di conto e che, a sua volta, possa sostituire le valute tradizionali.

Pertanto un soggetto regolatore si rivela assolutamente imprescindibile:  risulta necessario monitorare i meccanismi  che prendono parte alla  creazione, le riserve di valore  a garanzia delle stesse, il controllo degli scambi commerciali di beni e servizi che abbiano le criptovalute come sottostante.

Non dimentichiamo  infine che le transazioni in moneta digitale rispettano il principio dell’anonimato, per cui  il loro utilizzo  potrebbe essere distorto soprattutto in  paesi come il nostro dove si combatte ogni giorno il riciclaggio e  la corruzione.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Cose da sapere sulla Pensione Integrativa

La Pensione  integrativa è un’opportunità a cui possono aderire sia i lavoratori dipendenti che i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.

Nel caso di lavoratori autonomi e di liberi professionisti la contribuzione alle  forme pensionistiche complementari è attuata mediante contribuzioni volontarie.  Per i lavoratori dipendenti  la legge prevede   che i contributi versati  siano  deducibili dal reddito complessivo per un importo non superiore ad euro 5.164,57; i contributi versati dal datore di lavoro usufruiscono altresì delle medesime agevolazioni contributive.  Ciò non vale per gli accantonamenti al fondo della quota di TFR.

Per la parte dei contributi versati che non hanno fruito della deduzione, compresi quelli eccedenti il suddetto ammontare, il contribuente comunica alla forma pensionistica complementare, entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stato effettuato il versamento, ovvero, se antecedente, alla data in cui sorge il diritto alla prestazione, l’importo non dedotto o che non sarà dedotto nella dichiarazione dei redditi.

Le prestazioni pensionistiche in regime di contribuzione definita e di prestazione definita possono essere erogate in capitale, secondo il valore attuale, fino ad un massimo del 50%  del montante finale accumulato, e in rendita. Nel computo dell’importo complessivo erogabile in capitale sono detratte le somme erogate a titolo di anticipazione per le quali non si sia provveduto al reintegro. Nel caso in cui la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70%  del montante finale sia inferiore al 50%  dell’assegno sociale  la stessa può essere erogata in capitale.

Le forme pensionistiche complementari prevedono che, in caso di cessazione dell’attività lavorativa che comporti l’inoccupazione per un periodo di tempo superiore a 48 mesi, le prestazioni pensionistiche siano, su richiesta dell’aderente, consentite con un anticipo massimo di cinque anni rispetto ai requisiti per l’accesso alle prestazioni nel regime obbligatorio di appartenenza.  Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di capitale sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta. Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di rendita sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta.

Sulla parte imponibile delle prestazioni pensionistiche comunque erogate è operata una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15%  ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

Gli aderenti alle forme pensionistiche complementari possono richiedere un’anticipazione della posizione individuale maturata:

  1. a) in qualsiasi momento, per un importo non superiore al 75% per spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche. Sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta, è applicata una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15%  ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali;
  2. b) decorsi otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 75%per l’acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile, o per la realizzazione degli interventi di cui alle lettere a), b), c), e d) del comma 1 dell’articolo 3 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia
  3. c) decorsi otto anni di iscrizione, per unimporto non superiore al 30%per ulteriori esigenze degli aderenti. Sull’importo erogato, al netto dei redditi già assoggettati ad imposta, si applica una ritenuta a titolo di imposta del 23%.

Il diritto alla prestazione pensionistica si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza (pensione di vecchiaia oppure pensione anticipata ), con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

In tutti questi casi, una parte dell’importo pagato come rendita o capitale è esente da imposte: è quella parte che deriva dai rendimenti maturati dalla gestione o dai contributi non dedotti.

Sulla parte restante, costituita dai contributi dedotti e dall’eventuale TFR versato, viene applicata un’imposta sostitutiva del 15%. È importante tenere presente che:

  • È una imposta sostitutiva quindi la rendita, o il capitale, non fanno cumulo con i redditi personali e non sono soggetti ad altre imposte.
  • L’aliquota del 15% si riduce dello 0,3% per ogni anno di partecipazione a forme pensionistiche successivo al 15°, con uno sconto massimo del 6%. Quindi chi partecipa a una forma pensionistica integrativa per 35 anni, paga un’imposta del 9% invece che del 15%

 

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Imposta di successione e pianificazione successoria

In Italia attualmente vige ancora un regime  particolarmente favorevole in tema di imposte di successione e/o donazione.

E’ utile pertanto affrontare, finchè si è in tempo, la questione relativa alla pianificazione patrimoniale in ottica successoria

Se ne parla poco, ma la questione di un probabile aumento delle tasse di successione è di estrema attualità. Forse non tutti sanno che è stata presentata alla Camera dei Deputati  in data 20 gennaio 2015 una proposta di legge (n. 2830) che prevede modifiche all’art. 2 del Decreto Legge 3.10.2006 n. 262 , in materia di aliquote e di determinazione dell’attivo ereditario

Ecco le aliquote:

  • Coniuge e figli, parenti stretti: solo per parte che eccede la franchigia da € 1.000.000,00 l’aliquota da applicare è del 4%
  • Fratelli e sorelle: in tal caso, la tassa di successione deve essere pagata solo se l’asse ereditario supera la franchigia da € 100.000,00. In tal caso sulla parte eccedente tale limite si applica un’aliquota pari al 6%.
  • Altri parenti fino al 4° grado, affini in linea retta, affini in linea correlata entro il 3°:  ( nipoti, zii e cugini di primo grado, suoceri e cognati) nessuna  franchigia. Si applica un’aliquota  del 6%.
  • Altri soggetti: in tal caso non esiste franchigia e l’aliquota da applicare sarà dell’8%.
  • Eredi disabili: è prevista una franchigia più alta pari a € 1.500.000,00.

Dal punto di vista successorio, possiamo pertanto dire che l’Italia è davvero un paradiso fiscale, dove conviene morire!!! I

l coniuge e i figli, ciascuno per la sua quota, hanno in Italia il vantaggio di una franchigia pari a 1 milione di euro, oltre la quale l’imposta di successione risulta pari a 4%. Si tratta di un’aliquota piuttosto bassa se confrontata con quella di altri paesi europei. Ad esempio in Germania le imposte si applicano in modo uniforme. L’importo varia in base al patrimonio e al grado di parentela. Si va da un’aliquota minima del  7% a una massima del 50% Nel Regno Unito esiste una franchigia di £ 325.000, indipendentemente dal rapporto di parentela con il  de cuius. Oltre tale importo l’aliquota è del 40%. In Francia  il coniuge è esonerato dal pagamento dell’imposta. Gli altri eredi pagano in funzione del loro grado di parentela con il defunto: le aliquote vanno da 5% al 60%. La proposta di legge presentata alla Camera, prevede di rimodulare le aliquote attuali, abbassando l’attuale franchigia di 1 milione di euro a € 500.000,00 e innalzando l’aliquota attuale, pari al 4%, fino al 7% per il coniuge e i parenti in linea retta, dal 6% all’8% per fratelli e sorelle e dal 6% al 10% (senza franchigia) per tutti i parenti fino al 4 grado e affini in linea retta, e dall’8% al 15% sull’attivo ereditato da altri soggetti.Viene previsto inoltre un aumento delle tasse di successione fino a tre volte per assi ereditari che superano i € 5.000.000Al di là dell’aumento delle aliquote e la riduzione delle franchigie, esiste un’altra incognita: il Ddl delega di riforma del catasto, che, se approvato, porterà  a nuove rendite e valori catastali per circa 60 milioni di immobili.

L’obiettivo del legislatore è quello di portare i valori catastali  ai valori di mercato degli immobili, perché i valori sono quasi sempre di gran lunga inferiori a quelli reali, e presentano comunque molte differenze da una zona all’altra. Gli edifici  vecchi hanno  quasi sempre rendite catastali molto basse, che con l’applicazione dei coefficienti attuali danno origine a valori  molto al di sotto del  valore di mercato. Differenze si registrano anche sugli immobili  di nuova costruzione, perché le modalità di attribuzione delle rendite catastali sono ancora vincolati a criteri scollegati  dai valori di mercato.

L’imposta di successione si applica sul valore catastale (cioè al valore che risulta moltiplicando la rendita catastale per un determinato coefficiente, differente per le diverse categorie di immobili).

Si presume che le  imposte catastali e ipotecarie aumenteranno  in funzione dei nuovi valori

  • il valore patrimoniale medio sarà stabilito sulla base del valore di mercato, espresso in metri quadrati e determinato con funzioni statistiche espresse in un algoritmo;
    • la rendita catastale sarà determinata con criteri analoghi a quelli usati per il valore ma basata sul valore locativo ed espressa in metri quadrati;
    • i Comuni parteciperanno al processo di riforma, all’obbligo di delegare ai municipi le funzioni di revisione degli estimi e del classamento (Dlgs 112/98)

Naturalmente  in una successione, anche in presenza di franchigia, si è tenuti a pagare sia le imposte ipotecaria che catastale a meno che non si rientri nei casi di esenzione  previsti dalla legge. Questi due tributi si calcolano sul valore catastale dell’immobile moltiplicando la rendita catastale rivalutata del 5% per i coefficienti stabiliti dalla legge

  • 110  prima casa
  • 120  fabbricati catastalmente classificati A e C
  • 140 per i fabbricati gruppo B
  • 60 per i fabbricati appartenenti alle categorie A/10 e D;
  • 40,8 per i fabbricati delle categorie C/1 ed E.

Per i terreni non edificabili, invece, il valore catastale si calcola moltiplicando per 90 il reddito dominicale rivalutato del 25%.

 

L ’imposta catastale è  pari al 1% mentre quella ipotecaria è del 2%: esse vanno applicate sull’intero valore immobiliare a differenza di quanto accade per l’imposta di successione che prende in considerazione  la differenza tra attività e passività (tra le passività vanno considerati i mutui, per esempio)

 

Come ovviare al rischio di essere assoggettati ad un aumentato  carico fiscale?

Ad esempio attraverso l’istituto della donazione: si tratta a tutti gli effetti di  un anticipo della futura successione.

Il passaggio tra generazioni fatto per mezzo di  una donazione in vita è soggetto all’imposta di donazione. Si evita perciò la tassazione al momento della successione. Allo stato attuale donazione e successione hanno lo stesso costo.

In un momento come questo è  conveniente anticipare il passaggio generazionale, almeno per alcuni beni, al fine di approfittare della fiscalità che allo stato attuale è assolutamente favorevole.

Molte famiglie hanno cominciato a prendere in seria considerazione l’istituto della donazione, soprattutto quando si è in presenza di patrimoni consistenti, che superano la soglia di esenzione. Quando il trasferimento della proprietà dei beni avviene in un’ottica di passaggio generazionale spesso si dona con  riserva del diritto di usufrutto vitalizio sui beni donati. Pertanto verrà donata solamente la nuda proprietà mentre il donante mantiene il controllo della gestione dei beni e il loro uso: potrà quindi concedere tali beni in locazione percependo i canoni, ad esempio. Questo fino a quando il donante sarà in vita: dopodichè il nudo proprietario entrerà automaticamente nel pieno possesso dei beni donati.

Nel caso di  aziende o di partecipazioni sociali si può beneficiare dell’esenzione totale dalle imposte prevista, in determinati casi, per i trasferimenti a favore dei discendenti .

L’erede dovrà impegnarsi espressamente a proseguire nella gestione dell’azienda o a mantenere il controllo della società per almeno cinque anni dopo il trasferimento, a pena di decadenza dall’agevolazione. A tal fine il beneficiario deve rendere un’apposita dichiarazione nella denuncia di successione.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Il Bitcoin e il suo valore: la Blockchain

Forse il  Bitcoin non sostituirà mail valute come il dollaro, la sterlina, l’euro, oppure lo yen. Ma se ne parla molto, non solo per le sue impressionanti altalene di valore, ma piuttosto per la tecnologia di base, la Blockchain.

Blockchain è una tecnologia che è stata inizialmente sviluppata per la criptovaluta Bitcoin da Satoshi Nakamoto. Si tratta di un registro distribuito, un database, che è gestito da una rete peer-to-peer2 di partecipanti. Utilizzando computer che eseguono algoritmi sofisticati, alcuni utenti, i cosiddetti “miners”, creano dei blocchi, all’interno dei quali vengono inserite le transazioni giudicate valide dai nodi della rete, assicurando quindi un elevato grado di precisione e sicurezza. Quindi, grazie alla combinazione di un’architettura distribuita e di una potente crittografia, la blockchain coordina un accordo tra tutte le parti in una transazione e lo fa in un modo che è molto resistente alle interferenze.

La tecnologia Blockchain è rivoluzionaria perché disperde il controllo, fornendo una totale trasparenza ed ovviando alla necessità di intermediari o di autorità centrali che attualmente gestiscono le transazioni in maniera centralizzata, le  autorizzano e le verificano.

La tecnologia Blockchain è matura abbastanza per  il settore finanziario, perché ne aumenta l’efficienza, la trasparenza e la sicurezza riducendo i costi sottostanti ad ogni singola transazione.. Numerose grandi istituzioni finanziarie, nonché le  principali banche del mondo, si sono già attivate per esplorare l’enorme potenziale della Blockchain.

La tecnologia Blockchain, a partire dal 2022 potrebbe ridurre i costi infrastrutturali  delle banche riconducibili ai pagamenti transfrontalieri, alla negoziazione titoli ed alla conformità delle operazioni alle normative, di circa 15-20 miliardi di Euro l’anno.

L’interesse per la tecnologia è esploso quando è apparso chiaro che la blockchain poteva essere utilizzata per gestire  il trasferimento di qualsiasi asset digitale, registrare la proprietà sia fisiche che intellettuali, e creare una nuova tipologia di contratti più efficiente e sicura, ovvero gli smart contracts.  Gli Smart contracts sono protocolli per computer che facilitano, verificano, o fanno rispettare, la negoziazione o l’esecuzione di un contratto  o che evitano il bisogno di una clausola contrattuale: molti tipi di clausole contrattuali possono quindi essere rese parzialmente o integralmente automatizzate.

Gli Smart contract tenderanno ad  assicurare una sicurezza superiore alla contrattualistica esistente con il fine ultimo quello di ridurre i costi di transazione associati alla contrattazione stessa.

Automatizzando i  processi, spesso molto complessi, che oggi sono svolti da operatori umani, la tecnologia consentirà alle organizzazioni di operare in maniera più rapida e con minori costi. Ciò consentirà totale trasparenza rendendo inutile la presenza  di intermediari o di autorità centrali che attualmente conducono, autorizzano e verificano le transazioni.

Questo, in futuro, cambierà radicalmente il mercato.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Più consulenti meno impiegati bancari

 

Il  posto in banca, fino a una quindicina di anni fa, era considerato  sinonimo di sicurezza, un lavoro ben retribuito, tranquillo, senza spinte, pressioni, addirittura noioso in certi casi.

Oggi gli impiegati bancari, quei  pochi rimasti e ancora meno in un prossimo futuro, sono meno sicuri dal punto di vista lavorativo, sono continuamente pressati a vendere prodotti spesso in conflitto di interessi o, ancor peggio,  di prodotti non sempre adatti alla clientela cui si rivolgono.

Entro il 2020 in Italia verranno meno tra i 20.000 e i 25.000 posti di lavoro nel settore bancario: gli esodi per ora restano ancora volontari, spesso si ricorre al prepensionamento, non ci sono licenziamenti e non c’è cassa integrazione. Grazie al Fondo di Solidarietà in 10 anni si sono gestiti tutti gli esodi. Ma fino a quando si potrà andare avanti così?

Il futuro chiede cambiamenti:  si dovrà immaginare un innovativo  modello distributivo  del sistema bancario che metta al centro figure professionali esclusivamente dedicate  alla consulenza e meno all’attività di sportello. Oramai il grosso delle operazioni viene svolto on-line per cui la vecchia figura dell’addetto risulta assolutamente inutile, obsoleta. L’81% dei clienti utilizza ormai i canali digitali delle banche soprattutto per le operazioni e i pagamenti di tutti i giorni

Il percorso oramai è tracciato: nei prossimi anni si prevede la chiusura di metà degli attuali sportelli bancari e uno snellimento del personale. Il Fintech ha messo in crisi strutturale un intero sistema che da decenni funzionava bene, e guadagnava tantissimo.

Alla crisi strutturale di un sistema definito da molti “bancocentrico” si è affiancata una lunga fase economica caratterizzata  da bassi tassi di interesse,  che insieme alle rettifiche su crediti imposte dalla BCE per ammortizzare la zavorra degli NPL (non performing loans) ha profondamente minato la redditività delle banche.

La soluzione? Ridursi e trasformarsi attraverso un cambio culturale e di mentalità profondo.

La novità quest’anno arriva da Intesa Sanpaolo che ha deciso di assumere 500 nuovi dipendenti da destinare all’attività di consulente finanziario attraverso  un contratto ibrido: un part-time da dipendente, a cui si aggiunge un inquadramento come lavoratore autonomo. È questo il segnale di cambiamento che apre la strada al futuro di molte reti bancarie italiane.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

PSD2: dall’Home-Banking all’Open-Banking

Il 13 gennaio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale  la Direttiva Europea  2015/2366 più nota con il nome di PSD2. Si tratta a tutti gli effetti di un aggiornamento della precedente Direttiva sui servizi di pagamento che ha come obiettivo quello di sviluppare il mercato europeo dei pagamenti, rendendolo più competitivo e più sicuro. Non solo. Gli utenti che utilizzano l’home banking potranno farlo attraverso piattaforme esterne al sistema bancario tradizionale. Potranno perciò effettuare pagamenti e accedere alle rendicontazioni periodiche grazie a software messi loro a disposizione da terze parti non bancarie (Pisp e Aisp), preventivamente autorizzate dall’EBA.

Il Pisp (Payment initiation service providers) offre servizi di pagamento completamente sganciati dal sistema bancario. Per esempio si potrà pagare direttamente un fornitore di servizi  attraverso un Pisp senza usare la carta di credito.

A differenza del Pisp, l’Aisp (Account information services providers) ha la funzione di “aggregatore”: previa autorizzazione del cliente , l’Aisp raccoglie tutte le informazioni collegandosi ai vari  conti correnti del cliente al fine di fornire una situazione finanziaria più aggiornata.

Evidente che si tratta di una rivoluzione epocale: lo smartphone diventerà il conto corrente e i servizi bancari tradizionali non saranno più fonte di reddito per il sistema bancario. Che sarà costretto a cercare marginalità altrove, cosa che evidentemente faranno anche le società Fintech.

Con la differenza che le Fintech sono già strutturate a raggiungere questo obiettivo.

In entrambi i casi si tende alla “customer satisfaction” attraverso il passaggio da un sistema chiuso a un sistema aperto (Open-Banking). Si può ipotizzare che tra i servizi che verranno messi a disposizione della clientela, ci potrà essere anche la possibilità di far visionare a terze parti i dati dei propri conti correnti, previa autorizzazione  da parte del soggetto interessato. Dietro pagamento di una commissione ovviamente. Questo permetterà ad operatori esterni di offrire prodotti e servizi agendo in nome e conto del cliente.

Il tema della sicurezza evidentemente farà la differenza: per questo le grandi banche e/o le Fintech di maggiori dimensioni avranno la possibilità di garantire livelli di sicurezza maggiori di altri.

Volendo guardare nel medio termine, un’interazione tra banche e società Fintech garantirà una forte evoluzione del sistema, inteso nel suo complesso. Quindi non solo progressi nel sistema dei pagamenti ma a tendere anche lato investimenti. Esisterà quindi un’offerta integrata che garantirà livelli di redditività sufficienti a compensare  la perdita di ricavi del settore bancario tradizionale, quello dell’intermediazione pura e semplice, tanto per intendersi. All’orizzonte ci sono anche i Big-Tech (Facebook, Google, Amazon, Apple) che con il  volume di dati a loro disposizione potranno garantire nuovi modelli di offerta sia lato servizi che lato credito. Amazon già lo fa con i suoi clienti anticipando loro le fatture. Il futuro è già cominciato.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Il debito mondiale. Un debito “monstre”

Recentemente e’ stato pubblicato il rapporto dell’IIF (Institute of International Finance) i cui dati evidenziano due aspetti tra loro contrastanti:
·      l’economia cresce e quindi il rapporto debito/PIL del III° trimestre 2017 si è lievemente ridotto rispetto ai trimestri precedenti. Nel 2017 infatti il rapporto debito/Pil è diminuito passando dal 321% al 318%.
·      il debito globale cresce.

Ad oggi, secondo l’IIF, il mondo ha un debito di 233 trilioni di dollari (un trilione corrisponde a mille miliardi).
Giusto per avere un termine di paragone, basti pensare   che il  solo debito degli  Stati Uniti vale 20 trilioni di dollari!
Il dato dell’IIF considera tutte  le voci di debito, ovvero quello delle famiglie, dei governi, delle società finanziarie e delle società non finanziarie.
Il  debito globale rispetto al 2016 è aumentato  dell’8% (16,5 trilioni). Se consideriamo i 7,6 miliardi di abitanti del Pianeta, possiamo dire che ognuno di noi ha sulle spalle un debito di 30.000,00 $
Una cosa è certa: l’ultima crisi finanziaria del 2007 è un lontano ricordo, ma il prezzo pagato è stato salato. Negli ultimi 20 anni il debito è cresciuto più velocemente  che in passato, tanto che si può affermare che il 70% del totale si è formato di recente.

Il rapporto dell’IIF mette in luce realtà tra loro abbastanza diverse. Per esempio Hong Kong registra un grosso aumento del debito corporate (+ 30%), come anche in Francia (+10%). Le famiglie cinesi invece hanno fatto ricorso al debito molto più che in passato.
In Italia il totale debito famiglie e imprese si è leggermente ridotto (350% del PIL) che risulta decisamente più basso di quello francese che registra un 400%. Una spiegazione potrebbe essere rappresentata dal Credit Crunch che ha caratterizzato il nostro sistema finanziario degli ultimi anni.

Cosa ha provocato questa esplosione del debito ? Certamente un duraturo e persistente periodo di espansione monetaria che ha immesso nel sistema oltre 15 mila miliardi di $ e contenuto il costo del denaro ai minimi storici.

Dalla parte opposta però si registra un aumento diffuso del PIL che, essendo un valore al denominatore, migliora  il rapporto.
Stiamo vivendo in una fase economica che viene denominata  Goldilocks Economy, ossia un’economia che non è così calda da provocare inflazione, e non è così fredda da provocare una recessione.
Questa situazione rende poco efficiente il sistema economico in quanto i debitori non si preoccupano nel breve del rimborso del loro debito. Cosa ci si aspetta per il futuro? Il Presidente Trump ha adottato una politica fiscale mirata a far rientrare negli Usa capitali stranieri attraverso una riduzione della pressione fiscale. Se accadrà quanto auspicato dal presidente americano, il grande afflusso di capitali provocherà una serie di strette monetarie da parte della FED con inevitabile aumento dei tassi. In tal caso il debito rischia di aumentare ulteriormente rendendo il sistema molto fragile.

Linda Caroli DiLinda Caroli

In Cina non si usa più il contante

In questi giorni gira su YOUTUBE un video interessante  dal titolo: The ultimate try-before you buy experience for car shoppers.

In sintesi nel video compaiono  dei ragazzi che per strada vedono un’auto di loro gradimento, la fotografano con Taobao, la ordinano su AMAZON e la pagano …con un selfie.

In Cina quasi tutti oramai pagano con il cellulare. Persino i mendicanti chiedono l’elemosina raccogliendola tramite WeChat Pay….

Un fenomeno senza precedenti che ha origine dai  due colossi cinesi ALIBABA e TENCENT che si stanno facendo strada per sostituirsi alle banche e controllare il sistema dei pagamenti. Questo li metterebbe al centro nel settore del commercio.

Ma chi sono ALIBABA e TENCENT?

ALIBABA è una società privata cinese fondata nel 1999 che  controlla al suo interno una serie di aziende che si occupano del mercato on-line, piattaforme a pagamento e compravendita, motori di ricerca per lo shopping e servizi per il cloud computing. Tra le società controllate c’è ALIPAY piattaforma di pagamento  on-line. Alibaba vale  circa 158 miliardi di dollari

TENCENT invece è un’azienda cinese fondata nel 1998 che fornisce servizi per l’intrattenimento, mass media, reti sociali web, servizi di commercio elettronico, internet, e telefoni cellulari. Gestisce uno dei maggiori portali in Cina, il QQ.com e controlla la nota società di messaggistica WeChat. Tencent è un colosso che viene valutato 270 miliardi di dollari.

Entrambe mirano a entrare nel settore dei pagamenti on-line che in Cina conta un valore di circa 9 mila miliardi di dollari. Ma a cosa puntano veramente? Non solo ai guadagni da ogni singola transazione, ma soprattutto alla miriade di informazioni che otterrebbero controllando l’intero settore. Non dimentichiamoci che a loro appartengono le migliori APP di marketing sul mercato cinese: attraverso ALIBABA si può acquistare di tutto: è l’AMAZON d’Oriente, che può servire un’utenza di gran lunga superiore  rispetto alla concorrente americana! ALIBABA ha creato qualche anno fa Alipay, nata come servizio di deposito a garanzia, e divenuta nel tempo la più grande piattaforma di pagamento tramite APP, coprendo il 54% del mercato cinese. Anche TENCENT  ha abbinato a WeChat (il wattsapp cinese) un sistema di pagamento on-line denominato WeChat Pay che copre il 40% del mercato.

Obiettivo di entrambi era quello che agganciare i conti bancari. E non solo.

Con il tempo la spinta in avanti è stata quella di avere a disposizione le fila dell’intero mercato: controllare la  piattaforma dei pagamenti significa conoscere come e quanto la gente spende.

Intorno a tutto ciò ruotano i servizi prestati da questi due colossi: App  per seguire le aziende , App che avvisano se ci sono promozioni e sconti su alcuni prodotti.  Alibaba sa cosa la gente guarda sul sito streaming Youku Tudou: questo le permette di promuovere al suo interno prodotti in modo mirato.

In Cina non ha mai preso piede l’uso delle carte di credito perché per cultura i cinesi non amano indebitarsi: meglio pagare in contanti, usando le APP.

Ecco perché WeChat Pay e Alipay puntano a fare accordi un po’ in tutto il mondo con società che elaborano pagamenti. I Cinesi in tal modo potranno pagare all’estero i servizi ottenuti  usando le APP collegate direttamente ai loro conti bancari.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Sistema Bancario e Fintech

 

Una cosa è certa: il sistema bancario tradizionale incentrato sull’attività di sportello non esiste più. Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito ad una grande rivoluzione,  ma il bello deve ancora venire.

Nei prossimi  anni le banche saranno completamente diverse. Addirittura c’è chi ipotizza  che gli Istituti di credito che avranno puntato maggiormente sull’innovazione avranno le risorse necessarie  per comprare le società del Fintech. Ma può anche accadere che le Fintech avranno cpaitali sufficienti per comprare le Banche!! Non dimentichiamoci che i Big Data hanno una capitalizzazione di Borsa di poco al di sotto dell’intero nostro sistema bancario italiano.

I Colossi di Internet, come Apple, Google, Facebook, Amazon, Alibaba  sono sempre più interessati ad entrare nel sistema dei pagamenti. Già offrono servizi finanziari .

E se volessero competere con il nostro sistema bancario non avrebbero grossi problemi ad ottenere le licenze europee per operare nel mercato domestico. Il Fintech non necessita di grossi interventi legislativi.

Il grande limite del nostro sistema bancario è la scarsa  redditività  che rende difficile sostenere i costi di un adeguamento tecnologico necessario a stare al passo con i colossi di Internet.

Ma nell’era del Fintech cosa davvero interessa? I dati, la ricchezza che nell’era del digitale è ciò che fa la differenza. Per loro acquisire  un istituto di credito non significa comprare  il suo business. Sono interessati ai dati in possesso della banca: i prodotti, le vendite, i gusti, le abitudini dei clienti , la regolarità nei pagamenti, ecc ecc

Un altro limite del nostro sistema bancario è rappresentato dall’età dei soggetti apicali.

Esistono ancora troppi manager anziani e poco sensibili alle vere variabili che muovono il mercato

Nelle nostre banche ci sono troppi “over” 70 ai vertici. Certo, sono bravi economisti, bravi avvocati, bravi banchieri. Ma in un  mercato che si evolve,  servono più ingegneri, statistici, crittografi . E soprattutto devono essere giovani.

Cosa c’e’ da aspettarsi per il futuro? Che Amazon, Facebook o Alibaba spazzino via una grossa fetta del sistema bancario. E non ci sarebbe nessun modo per evitare un rischio del genere: esiste un mercato e all’interno di esso vince il  più forte.