Archivio mensile febbraio 2018

Linda Caroli DiLinda Caroli

Bitcoin, blockchain e cloud-mining

 

In tutto il mondo stanno crescendo sempre di più  attività legate all’acquisto o affitto dei computer,  detti mining rig, che svolgono i calcoli necessari a produrre Bitcoin.

Si tratta di un’attività molto redditizia  ma anche particolarmente rischiosa.

Vediamo perché.

Innanzitutto diciamo che il Bitcoin utilizza un database distribuito tra i nodi della rete denominata Blockchain, che tiene traccia delle transazioni, e sfrutta la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei Bitcoin.

La verifica delle transazioni è affidata ad alcuni utenti, chiamati miners, che offrono la potenza computazionale dei loro computer al network per convalidare i pagamenti. Tutte le transazioni degli ultimi dieci minuti sono trasmesse ai miner, che le riassemblano all’interno di un file detto block. Il nodo che trova la soluzione per primo, trasmette il blocco agli altri miners che verificano la conformità delle transazioni contenute in quel blocco.  La difficoltà di questo problema si modifica automaticamente ogni 2016 blocchi risolti, allo scopo di mantenere il tempo di generazione per ogni blocco a 10  minuti.

Ogni blocco convalidato viene poi inserito all’interno della blockchain. Il miner che ha generato il blocco riceve un payout in Bitcoin, per il momento è fissato a 25 bitcoin, finché il numero di BTC emessi avrà raggiunto la cifra totale di 21 milioni, all’incirca nel 2040. In pratica, il proof-of-work rende la verifica dei blocchi simile ad una lotteria: più potenza computazionale un nodo possiede, più è alta la probabilità che esso generi un nuovo blocco.

Creare Bitcoin è quindi un vero e proprio business. Per farlo serve avere numerosi mining-rig (computer che risolvono le complesse equazioni che generano la criptovaluta) che a loro volta necessitano di spazio, per contenere i server, e  energia, per mantenere i server sempre in funzione.  Per ovviare a entrambi i problemi sono sorti veri e propri servizi di colocation che agevolano i miners, attraverso l’offerta  di infrastrutture, sicurezza e elettricità. Questo mercato sta esplodendo in termini di richieste segno evidente che, se il bitcoin aumenta di valore, è sempre più attraente anche l’attività “estrattiva”. Stanno nascendo sempre di più società che si occupano  di cloud-mining (noleggio di potenza di calcolo).

Negli Stati Uniti, ad esempio, è nata  la  Bcause che tiene in funzione migliaia di miner rig per conto di clienti di tutto il mondo. Ha raccolto parecchi milioni di dollari di finanziamenti e ciò la dice lunga sulle prospettive di crescita di questo mercato.

E se da una parte esplode il mercato del cloud mining, lo segue a ruota l’industria dei  mining rig (e dei loro componenti). La Cina in questo settore la fa da padrona!

I rischi però sono sempre dietro l’angolo: la convenienza in questo genere di business  sta tutta nel prezzo del Bitcoin. Nel  2014 , quando la criptovaluta perse il 50% del suo valore, il business del mining rilevò parecchi default tra le società del settore

Linda Caroli DiLinda Caroli

La Nuova via della Seta

 

La Nuova Via della Seta, conosciuta anche col corrispondente acronimo inglese OBOR (One Belt, One Road), rappresenta il più grande progetto di investimento mai compiuto prima. Si tratta  di  un’iniziativa strategica della Cina per il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione tra paesi nell’Eurasia. Secondo alcuni studi l’iniziativa  coinvolgerebbe fino a 65 nazioni: più della metà della popolazione mondiale, tre quarti delle riserve energetiche e un terzo del prodotto interno lordo globale.

Il progetto mira a promuovere il ruolo della Cina nelle relazioni globali, favorendo i flussi di investimenti internazionali e gli sbocchi commerciali per le produzioni cinesi.

La peculiarità dell’economia cinese è di non  pianificare a breve termine: il suo futuro socioeconomico ha un orizzonte temporale che può arrivare anche a 25 anni e si sviluppa attraverso piani quinquennali. In questo momento è in atto il tredicesimo piano quinquennale il cui  punto principale è   il cambio di politica demografica  resosi necessario per aumentare il volume di consumi interni e quindi rendere la Cina meno dipendente dalle esportazioni.

Pechino oggi  è la  prima potenza marittima e nel giro di qualche decennio  diventerà anche la prima per intelligence, superando il Pentagono. Il grande punto di forza della Cina è stato, e sarà anche in futuro,  quello di penetrare lentamente nelle economie occidentali, lasciando che nel frattempo queste si “distraggano”  internamente su tematiche sociali.

La Cina  vuole diventare entro il 2025  la prima potenza economica al  mondo, come è già avvenuto in passato . Ed è proprio per questo che è stata concepita la Nuova Via della Seta. Stiamo parlando in pratica di due nuove vie di collegamento che permetteranno di far transitare materie prime, prodotti e persone all’interno di due corridoi predefiniti. Comprende due direttrici: una terrestre ed una marittima.

La Via della Seta Terrestre attraversa tutta l’Asia Centrale arrivando fino alla Spagna: con le infrastrutture esistenti sono già stati simbolicamente inaugurati i collegamenti merci diretti fino a Berlino e Madrid ma è allo studio anche la possibilità di una linea passeggeri ad alta velocità. Questa via ha lo scopo di rendere idealmente uniti rispettivamente Cina, Unione Europea, Russia e Medio Oriente Il corridoio parte infatti da Pechino ed arriva sino a Madrid, transitando per tutto il continente euroasiatico (entrando in Kazakistan, Iran, Iraq e Turchia).

La Via della Seta  Marittima costeggia tutta l’ Asia Orientale  e Meridionale, arrivando fino al Mar Mediterraneo  attraverso il canale di Suez.  Il corridoio marittimo, che parte da Quanzhou arriva in Italia a Venezia e Trieste.  La rotta marittima costeggerà  numerose nazioni , rispettivamente: Thailandia, Indonesia, Bangladesh, India, Iraq (con Basrah), Somalia, Gibuti, Egitto ed infine Italia. Questo corridoio unirà idealmente sei aree marittime del pianeta: il Mar della Cina, l’Oceano Pacifico, l’Oceano Indiano, il Mar Rosso, il Mar Arabico ed il Mar Mediterraneo.

Dal punto di vista finanziario, l’investimento verrà supportato dalla Banca Asiatica per gli Investimenti e le Infrastrutture, di cui la Cina è l’azionista di maggioranza di riferimento assieme a Russia e India. Questo fondo è nato per contrastare la visione del  Fondo Monetario Internazionale  che secondo Pechino  protegge  le economie occidentali, Statunitense in primis. L’obiettivo è l’isolamento economico degli Stati Uniti nel momento in cui tali infrastrutture verranno realizzate e attivate.

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Nuda proprietà e l’esigenza della previdenza integrativa

 

I cambiamenti demografici e soci economici alla base delle ultime riforme pensionistiche hanno prodotto in questi anni significative variazioni sul risparmio previdenziale riducendo di fatto il valore della rendita finale. Fattori importanti destinati  ad incidere fortemente sul welfare familiare di cui però gli Italiani non sembrano ancora rendersene conto. Infatti se da un lato la ricchezza privata delle famiglie sembra essere più che raddoppiata rispetto agli anni ’80, risulta ancora fortemente concentrata in abitazioni di proprietà, un asset poco liquido e inadeguato a soddisfare esigenze improvvise.

Tutto questo provoca un disequilibrio  e porta a scelte forzate nella gestione del problema previdenziale che non ha nulla di strategico. In questo senso si rileva interessante il risultato di un’indagine condotta dal centro studi di Tecnocasa che rivela come nel 2017 l’85,2% di chi vende la propria casa in nuda proprietà lo fa perché necessità di liquidità, inclusa l’esigenza di sostenere i propri figli ancora a carico o aiutarli nella formazione o sostenerli nell’acquisto della casa. Solo il 12,3% cerca di migliorare la propria qualità abitativa.  Trilocali e quadrilocali  sono i più venduti, visto che un tempo era questo il taglio medio oggetto di interesse da parte degli acquirenti.

L’età di chi vende è superiore a 64 anni nel 77,5% dei casi, la condizione è di single  nel 61,7% dei casi.

Chi compra, nel 64,2% dei casi, ha un’età che va dai 35 ai 54 anni, con il 68,1% coniugato. Nel Lazio la vendita della nuda proprietà è particolarmente diffusa, più che in altre regioni. Dopo il Lazio troviamo Campania, Lombardia e Piemonte. Chi vende la nuda proprietà incassa subito un capitale, potendo far fronte nella maggioranza dei casi a un tenore di vita migliore, oppure a spese che prima non riusciva a sostenere. Chi acquista lo fa a un prezzo agevolato, che varia in proporzione  all’età dell’usufruttuario, mentre durante il periodo necessario a ottenere l’utilizzo dell’immobile, la nuda proprietà si rivaluta.

Da qui una considerazione, ultimamente evidenziata dallo stesso Tito Boeri, Presidente dell’INPS, secondo il quale resta  cruciale il rafforzamento di una consapevolezza previdenziale: minore è la consapevolezza, maggiore è il rischio di non avere risorse adeguate  quando si uscirà dal mercato del lavoro.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Pianificazione Patrimoniale

La pianificazione patrimoniale è quel processo attraverso il quale un asset è detenuto e sviluppato nell’interesse del suo proprietario e delle generazioni successive. Il passaggio dei patrimoni da una generazione all’altra caratterizza sempre di più la nostra industria italiana di riferimento.

La  governance generazionale è diventata cruciale per lo sviluppo delle attività delle famiglie che detengono imprese in Italia (e non solo in Italia!).

Il complesso sistema impresa-famiglia-patrimonio deve diventare il risultato di un’accurata pianificazione che coordini queste tre dimensioni di una medesima realtà. La pianificazione successoria e il passaggio generazionale devono avere lo stesso obiettivo: tutelare il patrimonio di famiglia nel passaggio da una generazione all’altra.

E questo diventa ancora più cruciale se si pensa che in Italia sono numerosissime le aziende a proprietà familiare, dove l’imprenditore non  affronta per tempo la questione del passaggio alle generazioni future. Un recente studio ha evidenziato come proprio il passaggio generazionale è  la causa della scarsa sopravvivenza di molte aziende: solo il 30% delle aziende familiari sopravvive al suo fondatore, il 13% riesce ad arrivare alla terza generazione e solo il 4% arriva alla quarta.

Si tratta quindi di un problema cruciale: il 23% degli imprenditori italiani ha più di 70 anni e solo il 2,3% delle aziende italiane affronta la questione del passaggio tra generazioni.

Spesso, pur in presenza di attività mirate alla gestione del family business, i legami familiari diventano purtroppo elemento di indebolimento dell’intera impalcatura. Perché? Perché non è facile trovare il giusto equilibrio tra valori commerciali e familiari.

Vanno seguite regole chiave di best practice:

  • Distinguere tra famiglia e affari e ragionare in quest’ottica
  • Migliorare la governance aziendale con l’obiettivo di  ottimizzazione i processi
  • Dare risalto ai meriti piuttosto che ai legami familiari
  • Stabilire un piano di avvicendamento tra diverse generazioni
  • Stabilire regole atte ad estromettere (con regolari buonuscite s’intende) soggetti “indesiderati”
  • Inserire all’interno dell’azienda anche terze persone, professionalmente preparate, che affianchino le nuove generazioni nel processo di passaggio e nella governance

E’ pur vero che la gestione del family business è un’attività che va svolta da specialisti: le dinamiche aziendali vanno co-gestite da professionisti esperti  in campo fiscale,  in campo successorio e finanziario.

Gli sforzi vanno orientati verso molteplici direzioni, tutte coordinate tra loro, con lo sguardo rivolto :

  • all’asset familiare inteso come insieme di rapporti di natura familiare , idee diverse, stili di vita diversi, valori spesso differenti da soggetto a soggetto
  • all’zienda familiare alla quale si collegano vari livelli di capacità decisionale, attitudine al rischio, opportunità di guadagni e/o di perdite, responsabilità
  • al patrimonio che è l’insieme di beni mobili, immobili, liquidi e intangibili

Spesso la presenza di consulenti esperti  favorisce l’ottimizzazione dei  processi di corporate governance e corporate finance.

Operazioni  di ingegneria finanziaria risultano la via più conveniente per favorire il ricambio generazionale dando spesso vita ad operazioni di ingresso o uscita di familiari. Tutto ovviamente nel rispetto della normativa vigente, compresa quella fiscale e laddove possibile, ottimizzando i vantaggi di natura finanziaria. Non dimentichiamo che l’azienda necessita continuamente di risorse necessarie alla gestione aziendale e la presenza di un consulente che guidi questi processi puo’ rivelarsi la migliore soluzione

Linda Caroli DiLinda Caroli

La forza dei Piani Individuali di Risparmio e la debolezza del mercato delle PMI

 

 

I PIR – Piani Individuali di Risparmio – si sono rivelati nel 2017 un vero e proprio successo: sono stati raccolti quasi 11 miliardi di euro. Un boom di domanda provocato certamente dai vantaggi fiscali previsti da questa tipologia di investimento: l’esenzione fiscale sulle plusvalenze in caso di detenzione dell’investimento per almeno 5 anni.

L’obiettivo del Governo, quando è stata creata  questa tipologia di strumento, era di veicolare i risparmi degli italiani verso l’economia reale e soprattutto verso le PMI.

I PIR possono investire in diversi strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari. C’è un vincolo che  prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane e anche europee, purché abbiano una stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, il 30% deve essere investito in strumenti emessi da imprese diverse rispetto a quelle incluse nel FTSE Mib, ossia aziende di dimensioni minori (PMI), come quelle quotate nei segmenti Mid Cap, Star, Small Cap o AIM.

Peccato però che le PMI quotate a Piazza Affari non siano poi tante.

L’indice FTSE MIB ne conta al suo interno 40, il FTSE STAR solo 75, il FTSE MID CAP ne ha 61, il FTSE SMALL CAP 129 e l’AIM ITALIA ne comprende 94.

Nel 2017 si sono registrate 32 IPO e di queste 24  nell’AIM.

La forte domanda per questi titoli ha portato in pochi mesi al forte balzo delle quotazioni, soprattutto nel comparto AIM ITALIA. Gli aumenti spesso sono stati indotti dallo scarso flottante.

Per incentivare l’ingresso delle PMI nel  mercato quotato è stato approvato, con la  legge di Bilancio 2018, il credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle Pmi fino al 31 dicembre 2020, con una misura di complessivi 80 milioni di euro nel triennio 2019-2021, per un importo massimo di 500 mila euro ad azienda. Si intende promuovere un ambiente più favorevole agli investimenti produttivi e soprattutto incentivare la capitalizzazione delle imprese.

Il legislatore ha deciso di introdurre tra le aziende su cui investire anche le Siiq.

Le Siiq sono società di investimento immobiliare quotate in Borsa che investono in immobili destinati esclusivamente alla locazione. Per essere Siiq in Italia bisogna avere i seguenti requisiti: gli azionisti di controllo non possono avere una quota superiore al 51%; il 35% delle quote deve essere in mano a singoli azionisti che non detengano più dell’1% ciascuno; l’80% dell’attivo deve essere investito in immobili locati; l’80% dei ricavi  deve derivare da locazioni; la società deve distribuire ogni anno almeno l’85% degli utili ottenuti dalla gestione. Allo stato  attuale sono solo 5 le Siiq  che possono beneficiare dei risparmi raccolti con i PIR: IGD Siiq, AEDES Siiq, BENI STABILI Siiq e COIMA RES Siiq e NOVA RE Siiq.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Tutta colpa del VIX?

 

Il VIX,  detto anche “indice della paura”  oppure “indice della volatilità”, è un’unità di misura delle turbolenze economiche mondiali. Esso calcola la probabilità che il prezzo delle azioni salga o scenda significativamente nei successivi 30 giorni dalla rilevazione. Il VIX è calcolato sulla base degli scambi che avvengono sul Chicago Board Options Exchange il più grande mercato mondiale delle opzioni.

Fino a primi giorni del mese di febbraio molti Hedge Funds e ETF scommettevano forte sul ribasso dell’indice VIX che recentemente aveva toccato livelli minimi.

Il 5 febbraio c’è stato un consistente rialzo. Da cosa è dipeso?

Dalla pubblicazione di due notizie macroeconomiche: le rivendicazioni  dei metalmeccanici in Germania che chiedevano rialzi salariali, alla fine ottenuti, e il dato sui salari americani, che si è rivelato superiore alle attese.

A leggerle così le due notizie appaiono agli occhi di tutti molto favorevoli all’economia.

Del resto  l’aumento dei salari di per sé risulta essere una notizia economica assolutamente positiva.

Dov’è l’inghippo?  Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita  del PIL mondiale che non è andata di pari passo con l’aumento dei salari. L’aumento dei salari certamente porta maggiori consumi, maggiori utili per le società che offrono i beni di consumo e tutto questo genera inflazione. Il potenziale rischio di un aumento dei prezzi  è stato visto dai mercati in maniera negativa in quanto, se aumentano i prezzi aumenta l’inflazione e le Banche Centrali devono accelerare il processo di Tapering, ossia la riduzione degli acquisti di Titoli di Stato,  che genera un aumento dei tassi. Un aumento dei tassi genera un aumento del costo del denaro e quindi maggiori difficoltà per le aziende di finanziarsi.

Questo ha generato turbolenza nei mercati e l’indice VIX è schizzato verso l’alto provocando  una serie di vendite automatiche (perché gestite da algoritmi)  da parte degli Hedge Fund e degli ETF.

Forse non tutti sanno che gli algoritmi muovono circa il 66% degli scambi di borsa!

Nel momento in cui la notizia macroeconomica dei salari ha aumentato la volatilità, le strategie impostate dagli Hedge Fund hanno dovuto chiudere, anche perché molte di queste strategie ribassiste sulla volatilità  erano impostate a leva. E poiché in quel momento  la scommessa andava contro, sono saltate le garanzie concesse dalle banche e  sono partite le vendite forzate per evitare ulteriori perdite.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

I contributi silenti

I contributi silenti sono fondi che l’Inps incamera per legge, senza dare indietro alcunché. Si calcola che  i lavoratori che hanno versato inutilmente siano diversi milioni e se l’INPS dovesse restituire quanto da loro versato probabilmente  rischierebbe la bancarotta.

Ma cosa sono i contributi silenti? Sono contributi versati da coloro che non hanno raggiunto i limiti previsti dalla legge e che pertanto non possono ottenere una rendita pensionistica. Quindi si trovano nella condizione di aver regalato allo Stato tutta la contribuzione versata.

I lavoratori che si trovano nel sistema contributivo misto e che hanno un requisito  minimo di 20 anni possono andare in pensione a 66 anni e 7 mesi.  Se hanno versato per un periodo inferiore restano a bocca asciutta a meno che non colmano il gap con versamenti volontari.

Nel sistema contributivo misto  si possono sommare i periodi assicurativi, per cui non serve  che i contributi siano maturati per 20 anni tutti in una sola gestione previdenziale. Tale possibilità può essere utilizzata, dal 2017, anche per valorizzare i contributi versati presso le casse professionali.

I lavoratori che hanno raggiunto i 15 anni di contributi entro il 1992 possono andare in pensione a 66 anni e 7 mesi unitamente ad un requisito contributivo di 15 anni anzichè 20 anni.

L’unico modo per recuperare il versato è di procedere ai versamenti volontari il che permetterà di raggiungere il requisito minimo richiesto per la pensione di vecchiaia. Si tratta di una soluzione costosa e quindi non accessibile a tutti. Inoltre è onerosa in quanto i versamenti dipendono dall’ultima retribuzione percepita  durante il  rapporto di lavoro per cui il costo  è tanto più elevato quanto maggiore sarà stato  lo stipendio prima della perdita di lavoro.

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Bitcoin Cash

Bitcoin cash è un fork, del bitcoin, nel senso che è nato nell’agosto 2017  come «clonazione» del Bitcoin : ogni possessore di un bitcoin ha ottenuto  gratis anche un bitcoin cash.  Perchè ? L’obiettivo è  di  migliorare la velocità delle transazioni in bitcoin: la tecnologia adottata dal nuovo bitcoin è più avanzata e performante,  evitando il crearsi di “code” all’interno della piattaforma  delle transazioni del Bitcoin.

Un fatto molto importante  per prevedere i  prezzi futuri delle due cryptovalute. Infatti, al di là dei record che il bitcoin  registra, il suo  punto debole  è l’assenza totale di  regolamentazione.

Per questa ragione è molto importante che il bitcoin inizi ad essere accettato come strumento di pagamento, allo stesso modo della  moneta ufficiale, per regolare acquisti e transazioni. Quando la cryptovaluta si potrà utilizzare per acquistare  al supermercato, fare benzina o comprare mobili da Ikea, allora vorrà dire che non sarà più possibile metterla all’angolo. Sarebbe molto difficile per le autorità stabilirne   la non usabilità o la non legalità avendo acquisito una comprovata utilità per i consumatori.

Alla luce di queste premesse ci potremo spiegare i possibili rialzi futuri del  bitcoin cash. Come cryptovaluta di pagamento, cioè come moneta digitale utilizzata per gestire flussi crescenti di pagamenti,  è tecnologicamente più attrezzato e meglio posizionato per approfittare della maturità «transnazionale» delle monete digitali. Essendo scarso come il Bitcoin, si presume che l’aumento di domanda futura di Bitcoin cash, si tradurrà nella crescita del suo prezzo di mercato.

Ecco perché il prezzo del bitcoin cash è forse destinato a superare quello del bitcoin.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Anagrafe tributaria dei conti correnti: il grande occhio del Fisco

L’Anagrafe dei conti correnti, il grande Fratello dei rapporti finanziari, è  lo strumento di controllo informatico messo a punto dall’Agenzia delle Entrate.  Si tratta di un’enorme banca dati in cui sono censiti tutti i rapporti che si avvalgono dei servizi messi a disposizione dagli istituti finanziari e contiene quei dati  utili al fisco per monitorare i contribuenti italiani.

Tale archivio informatico è stata istituito nel 1973, anche se è operativo solo da pochi anni:  possiede informazioni relative ai prodotti finanziari che possono essere:  conti correnti,  carte prepagate dotate di IBAN, cassette di sicurezza, fondi comuni di investimento, polizze assicurative, ecc ecc

Il D.P.R. n.605/1973, all’art.7 comma 6, obbliga alla trasmissione dei dati le Banche, le Poste Italiane Spa, Società di gestione del risparmio, le Società assicurative, le società Fiduciarie, ecc ecc

L’invio dei dati all’Agenzia delle Entrate avviene annualmente e, dal 2016, anche mensilmente, attraverso il Sistema di Interscambio dei Dati. Vengono forniti i dati di natura qualitativa e quantitativa compresi  i rapporti che le banche hanno con i loro  clienti che operano all’estero attraverso  le  filiali delocalizzate.

I  dati trasmessi arrivano ad essere 1 miliardo circa l’anno e confluiscono tutti nel database dell’Agenzia del Entrate.

I dati ricevuti dall’Agenzia delle Entrate contribuiscono a costituire  per ciascun codice fiscale, piccoli dossier informativi nei quali figurano: i saldi di inizio anno, quelli di fine anno e le giacenze medie.

Oltre a questi dati vanno ad aggiungersi   milioni di operazioni fuori conto, come ad esempio bonifici, assegni, richieste di cambi valuta, accessi alle cassette di sicurezza, operazioni finanziarie che  più spesso nascondono il riciclaggio e il nero.

Attraverso tali dati l’Agenzia delle Entrate conduce indagini finanziarie, elabora liste per analizzare i soggetti che possono essere a rischio evasione ed infine conduce le opportune verifiche ai fini dell’Isee.

L’Anagrafe dei rapporti finanziari  fa parte di un’architettura informatica più complessa che incrocia i dati che pervengono  non solo dagli istituti finanziari, ma anche dalla dichiarazione dei redditi precompilata, dall’estensione della fatturazione elettronica estesa nel 2017 anche ai privati, e in futuro anche  dalla dichiarazione Iva precompilata.

Oggi l’Anagrafe dei conti correnti , ha già nel suo database tutti i dati dal 2011 al  2015/2016.

 

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Il futuro degli sportelli bancari

 

 

Per chi crede che la filiale bancaria resterà un ricordo del passato è bene che sappia che nella realtà  le cose stanno andando diversamente: il  FMI dichiara che in molti paesi le filiali stanno aumentando.   Anche in  Europa, dove la penetrazione degli  sportelli è stata sempre molto alta, assistiamo a un fenomeno simile, mutatis mutandis: la riduzione sta procedendo lentamente.

Perché?

Perché la filiale resta e resterà sempre un punto nevralgico nel rapporto tra banca e cliente.  Sta cambiando l’approccio e la fruizione dei servizi, sempre più orientati verso l’automazione e la user experience. Sta cambiando il rapporto tra banca e cliente.

E’ indubbio che le banche sono probabilmente al centro della più grande rivoluzione della loro storia grazie alla trasformazione digitale. In futuro, per restare competitive sul mercato e far fronte all’emergere delle società  fintech,  dovranno riuscire ad offrire servizi innovativi e renderli disponibili allo stesso modo su tutti i canali di interazione. La vera chiave  sta nell’integrazione dei canali digitali con quelli fisic per  offrire al cliente la stessa modalità di fruizione delle operazioni bancarie su ogni  canale messo a disposizione. Per questo la  filiale rappresenterà un tassello fondamentale nell’attività bancaria, essendo il luogo di relazione attraverso il quale coinvolgere la clientela nella fruizione dei servizi e nell’utilizzo degli strumenti che via via diventeranno sempre più tecnologicamente avanzati.

Non solo.

La chiave di volta che farà cambiare totalmente faccia a tutto il settore bancario sarà la raccolta e l’utilizzo dei dati : attraverso la loro analisi sarà possibile ottenere  una molteplicità di informazioni che si trasformeranno in vantaggi. Tanto per fare un paio di esempi:  si tenderà verso il miglioramento della customer experience, fondamentale per generare nuove opportunità di business con i clienti, e alla riduzione dei costi operativi a favore di un servizio customer oriented. Il dipendente di banca non più coinvolto nella gestione operativa, si trasformerà in consulente che opererà esclusivamente al servizio dei clienti, offrendo loro prodotti e servizi dedicati, come ad esempio il conto corrente gratis, attraverso azioni di marketing personalizzate in base al profilo e allo storico. Per far ciò le banche dovranno avere a disposizione i dati relativi ai loro bisogni e alle loro emozioni.  Così facendo potranno offrire loro prodotti e servizi su misura migliorando  la customer experience.  I servizi giudicati a basso valore aggiunto, come il ritiro o il versamento di denaro, il pagamento di bollette o l’esecuzione di bonifici,  verranno resi fruibili in aree self-service o di self-service assistito da personale ad hoc dedicato. Il classico operatore di sportello diventerà quindi sempre più consulente e operatore finanziario e  potrà offrire una consulenza più appropriata grazie alla maggiore quantità d’informazioni disponibili e proporre un servizio ottimale e customer oriented.