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Linda Caroli DiLinda Caroli

Trattamento Fine Servizio, tempi di liquidazione

Forse non tutti sanno che i dipendenti pubblici che acquisiscono il diritto ad andare in pensione non ricevono il Trattamento di Fine Servizio in tempi rapidi.

Addirittura in certi casi si può arrivare anche ad attendere  3 anni!!!

A chi spetta il TFS?

  •  dipendenti ministeriali;
  • gli avvocati e procuratori dello Stato;
  • il personale militare delle Forze armate;
  • il personale delle Forze di polizia a ordinamento civile (Polizia di Stato e Corpo di Polizia Penitenziaria) e militare (Arma dei carabinieri e Guardia di finanza);
  • i giudici della Corte costituzionale;
  • i dipendenti della Camera dei deputati, del Senato e del Segretariato generale della Presidenza della Repubblica;
  • i cappellani militari;
  • i magistrati;
  • i dipendenti del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro);
  • gli ufficiali giudiziari, gli aiutanti ufficiali giudiziari, i coadiutori giudiziari;
  • i vice pretori ordinari con funzioni giudiziarie;
  • il personale del Lotto;
  • i dipendenti del Gran magistero dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro;
  • gli insegnanti e gli incaricati annuali delle scuole statali.

L’Inps ha emanato la circolare n. 73 del 5/6/2014 che spiega il funzionamento  e le  modalità.

Vediamo in dettaglio.

Il comma 484 dell’articolo 1 della legge di stabilità 2014, stabilisce che i dipendenti che hanno terminato il servizio e hanno maturato i requisiti pensionistici a partire dal 1° gennaio 2014 ottengono il pagamento del Trattamento di Fine Servizio come segue

  • in un’unica soluzione, se l’ammontare complessivo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro e viene riconosciuto dopo 12 mesi dalla cessazione del rapporto di lavoro;
  • in due rate , se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 50.000 euro e inferiore a 100.000 euro . In tal caso la prima rata è pari a 50.000 euro e la seconda è pari all’importo residuo  e viene riconosciuta  24 mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro;
  • in tre rate annuali, se l’ammontare complessivo lordo è superiore a 100.000 euro. In questo caso la prima rata di € 50.000,00 viene pagata dopo 12 mesi, la seconda di € 50.000,00 viene pagata dopo 24 e la terza, per differenza, 36 mesi dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

In caso di cessazione del rapporto di lavoro per inabilità o per decesso, il trattamento di fine servizio viene liquidato entro 105 giorni dalla cessazione.

Alcune istituzioni finanziarie o banche danno la possibilità di richiedere il pagamento anticipato del Trattamento di Fine Servizio (TFS) : basta rivolgersi a un consulente e si ottengono tutte le informazioni necessarie.

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Dazi e protezionismo: come stanno veramente le cose?

 

Il dazio in campo economico è una barriera artificiale ai flussi di beni e/o fattori tra due o più paesi, barriera che nasce da esigenze di politica economica di un singolo Stato (o gruppo di Stati) e si manifesta in manipolazioni amministrative dei flussi di beni in entrata e in uscita dallo stato stesso. Le entrate monetarie date dai dazi costituiscono per lo Stato un introito fiscale. Dal punto di vista politico, il dazio costituisce uno strumento di protezione di alcuni settori economici nazionali, quando questi non possono competere con la concorrenza estera. L’uso sistematico di questo strumento si chiama protezionismo. (Wikipedia)

Il dazio  è applicato ai beni importati  da quegli Stati con cui non  sono stati stipulati accordi preferenziali e serve per avvantaggiare la produzione nazionale rispetto a quella estera.

Dovunque si legge che Trump è un protezionista. Ma lo è davvero?  Guardando il grafico sembrerebbe di no.

In rosso sono rappresentati i dazi applicati dall’America sui prodotti esportati in quei paesi e in celeste quelli pagati dall’America quando importa da quegli stessi paesi.

La Thailandia sorprende, come l’India e l’Argentina. E non solo…

Da qui la conclusione che quando si parla di protezionismo bisogna osservare il  fenomeno su scala globale e solo così si può capire come stanno veramente le cose.

Cosa sta facendo Trump?  Sta cercando di proteggere la produzione interna e sta usando tutte le armi possibili.

Per esempio ha disdetto il NAFTA e con il Canada e Messico ha istituito l’accordo denominato USMCA (che il Congresso deve ratificare).

Sta cercando di trovare un accordo con la  Cina, ma ha di fronte un avversario economicamente molto potente. Dazi del 10 per cento su circa 200 miliardi di importazioni cinesi in vigore dal 24 settembre, che saliranno fino al 25 per cento dal primo gennaio 2019. E  Pechino risponde con dazi del 5-10 per cento su circa 60 miliardi di import dagli Usa.

In linea di principio può diventare una ritorsione dopo l’altra, un conflitto a 360 gradi.

Nell’era della globalizzazione, è  il commercio a trainare l’economia, sviluppandosi sistematicamente più velocemente della produzione.

Ma qui si rischia di creare  una vera e propria guerra commerciale, che  non gioverebbe  a nessuno.

Paradossalmente i danni maggiori di questa  guerra potrebbero arrivare  in un momento successivo, quando si torna a un periodo di pace commerciale.

Perchè se vincono gli accordi bilaterali, come sta facendo Trump, si rischia di creare  il caos a livello internazionale. E nessuno vuole questo!

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L’inarrestabile crescita del PIL mondiale

 

In macroeconomia il prodotto interno lordo (PIL) misura il valore di mercato aggregato di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti nei confini di una nazione in un dato periodo di tempo e  che sono valorizzabili in un processo di scambio. Sono quindi esclusi i beni e servizi prodotti dalle imprese, dai lavoratori e da altri operatori nazionali all’estero, mentre sono considerati i prodotti realizzati da operatori esteri all’interno del Paese.” (Wikipedia)

Attualmente i dieci più importanti paesi del mondo, in base al loro PIL sono, nell’ordine: Stati Uniti , Cina , Giappone , Germania, Regno Unito , Francia , India , Italia , Brasile  e Canada.  Il Prodotto Interno Lordo non  è certamente l’unico misuratore in grado di rappresentare  l’economia di un paese ma indubbiamente  le dimensioni economiche degli Stati  rappresentano  l’importanza del singolo rispetto al tutto.  La valorizzazione del PIL va affiancata a un  altro parametro importante e significativo  ed è il PPP -Purchasing Power Parity”(Parità di potere d’acquisto). Considerando anche questo dato capiamo ad esempio  che la Cina, pur avendo un PIL inferiore agli Stati Uniti, l’ha già superata in valori assoluti.  Secondo il PIL nominale  gli Usa sono ancora avanti  ma  la Cina sta crescendo più velocemente.

E il video che segue lo dimostra perfettamente.

Le continue oscillazioni dei mercati azionari e obbligazionari hanno come fondamenta la ricchezza che il mondo produce e la sua inarrestabile crescita. Per questo non ha senso temere le oscillazioni nel breve termine, avendo paura  che di colpo tutto si azzeri.

Vorrebbe dire temere che  all’improvviso il mondo si fermi.  Ma questo  è impossibile!!!

Ecco perchè ciascun risparmiatore dovrebbe avere al suo fianco un bravo consulente finanziario che si faccia carico di infondere ottimismo e buon senso, capacità fondamentali per una sana e razionale pianificazione finanziaria che ha nel  risparmio gestito il suo strumento migliore.

 

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Il risparmio e una consapevole pianificazione finanziaria

I risparmiatori guardano con paura al mercato finanziario ed è a fronte di queste incertezze che proliferano quegli atteggiamenti populisti che imperversano nel mercato internazionale.

La cultura del breve periodo che domina sui mercati e media alimenta la paura e scoraggia l’investimento intelligente.

Il 2017 è stato un anno straordinario per i mercati azionari, con le quotazioni ai massimi storici in numerosi settori; al tempo stesso sono tuttavia aumentati a dismisura anche il senso di frustrazione e lapprensione per il futuro. Paradossalmente, ai rendimenti elevati corrisponde un forte stato dansia. Sin dalla crisi finanziaria, chi ha i capitali ha maturato enormi vantaggi, mentre i più si trovano ad affrontare una combinazione di tassi bassi, ridotta crescita salariale e sistemi previdenziali inadeguati. Molti non hanno la disponibilità finanziaria, le risorse o gli strumenti per un risparmio efficace, e spesso chi investe ha in portafoglio troppa liquidità. Per milioni di persone, la prospettiva di una pensione sicura appare sempre più evanescente, in particolare per i lavoratori meno qualificati che hanno maggiori probabilità di perdere il lavoro. Proprio questi temi, ne sono convinto, alimentano il diffuso clima di apprensione e polarizzazione che si respira ormai ovunque”.

A scriverlo nella lettera annuale agli azionisti è Larry Fink CEO di BlackRock  una delle più grandi società di investimento nel  mondo che può contare su una struttura di oltre 14 mila professionisti e ha in gestione più di 6 mila miliardi di dollari.

Ciò che scrive Fink è davvero importante: bisogna guardare al medio-lungo termine quando si fanno gli investimenti senza dimenticare  che le nuove tecnologie  continueranno a far crescere l’economia e quindi anche i mercati finanziari .

Siamo alla fine di un ciclo : ci saranno delle correzioni e poi tutto ripartirà. Bisogna evitare di rincorrere i mercati perchè una delle cose che le analisi mostrano già da molti anni è che i risparmiatori sono pro-ciclici , cioè vendono quando le cose vanno male e comprano quando le cose vanno bene.

Per uscire da questo mood di instabilità e dare maggior qualità  alle prospettive future è necessario cominciare a superare un problema che ormai non riguarda più solo il nostro Paese: l’eccesso di liquidità che appesantisce i portafogli  senza portare valore.

Ma in che modo?

E’ necessario i che i risparmiatori si trasformino in investitori più consapevoli.

 

 

 

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Il cambiamento: spread, banche e Piani Individuali di Risparmio

 

 

A 10 anni dal fallimento di Lehman Brothers, una delle più grandi banche d’affari al mondo, una cosa è chiara: il  2008 ha segnato la fine di un’era e delle certezze che c’erano state fino ad allora.

A quei tempi l’onda lunga arrivò  fino al nostro paese minacciando quello che fino ad allora veniva considerato dagli Italiani il santuario del risparmio: la banca.

Se ai venti di tempesta della crisi finanziaria statunitense il sistema bancario italiano tradizionalmente poco speculativo è riuscito a resistere per un po’, a metterlo in difficoltà è  stata la crisi di fiducia che tra il 2010 e il 2012 ha fatto temere al mercato che l’Italia non sarebbe stata capace di rimborsare il suo debito pubblico.

Prima la stretta creditizia con un impatto pesante su un’economia banco centrica come la nostra, poi le politiche di austerity dentro e fuori il nostro paese.

E ancora, gli scandali del mondo bancario che hanno reso il terreno sempre più accidentato: dal salvataggio tardivo di Banche Etruria, Carichieti, Banca Marche e Cariferrara alle banche venete appesantite da irregolarità gestionali, dal MPS salvata dopo vari tentativi di risanamento a banca Carige in crisi già da molto tempo per i troppi NPL in pancia.

Se a tutto questo aggiungiamo il crollo dei tassi di interesse in quest’ultimo periodo, che ha praticamente cancellato i margini per gli istituti di credito, e lo sviluppo tecnologico che sta imponendo un nuovo modello di business, arriviamo alla conclusione che il mondo bancario sta attraversando una fase che impone un cambio di passo.

E i segni di questo cambio già si vedono abbondantemente.

In 10 anni gli sportelli attivi in Italia si sono ridotti di 6800 unità, il numero  dei bancari è diminuto di 44.000 persone mentre  i POS in circolazione sono aumentati di oltre un milione

La direzione è tracciata spinta  dall’avvento della tecnologia.

Anche in Italia il fenomeno comincia a manifestarsi, ma  con i suoi tempi e con le sue caratteristiche peculiari dovute sia alla tipologia di consumatore “anziano” rispetto ad altri mercati, che a una limitata diffusione della banda larga nel nostro paese, e che vede nell’attualità il suo limite a causa  di  una situazione  interna piuttosto incerta.

Un’incertezza che trova la sua origine da variabili endogene che esogene.

Se guardiamo al passato molte banche sono saltate per colpa di una cattiva governance e una mala gestio. Da questo punto di vista l’attuale sistema bancario italiano si è in parte ristrutturato attraverso numerose ricapitalizzazioni nonché alleggerendosi dell’enorme peso dei crediti deteriorati grazie a un processo di cessione che ha visto anche l’intervento pubblico.

Le nuove posizioni di NPL nei bilanci bancari  sono quantitativamente inferiori rispetto al passato.

Ma oltre alle variabili endogene  sui bilanci delle banche impattano anche le variabili esogene perché negli attivi bancari sono presenti i Titoli di Stato.

L’instabilità politica provoca un aumento dello spread e questo incide sui prezzi dei titoli di Stato che a loro volta impattano sui bilanci delle banche: la capitalizzazione bancaria negli ultimi 5 mesi si è ridotta di 1/3 con una perdita per gli azionisti  di 35 Mld di euro.

Questo fenomeno, sommato alla volatilità dei mercati, preoccupa la Banca Centrale Europea che giudica insufficienti gli sforzi delle banche italiane di mettersi al riparo da ulteriori perdite di bilancio.

A novembre ci saranno gli stress test da parte della BCE dopodiché verranno pubblicate le trimestrali bancarie nelle quali certamente saranno visibili gli effetti di questa instabilità.

Un rischio all’orizzonte c’è ed è rappresentato sia da un probabile restringimento del credito dovuto all’indebolimento dei bilanci delle banche  (impossibilitate a chiedere ulteriori ricapitalizzazioni al sistema), nonché a un rallentamento della crescita.

Per fronteggiare questi rischi e  favorire il finanziamento alle imprese uno degli strumenti più adeguati è il mercato, attraverso la raccolta fatta con i Piani Individuali di Risparmio. Questo rappresenterà il più forte e decisivo cambio di passo del sistema finanziario italiano.

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RITA – anticipo pensione integrativa

 

 

Cos’è RITA?

E’ uno strumento introdotto con la Legge Finanziaria 2017 insieme  all’APE agevolato e all’APE volontario per  contribuire alla  flessibilità in uscita  a seguito dell’introduzione della Legge Fornero e  senza gravare sulle casse dello Stato.

Una  rendita integrativa temporanea anticipata  (RITA) attraverso la quale i soggetti cessati dal lavoro e in possesso dei requisiti per l’accesso all’APE e che devono essere certificati dall’INPS, possono riscuotere in via anticipata le prestazioni della previdenza integrativa  fino al conseguimento dei requisiti pensionistici del regime obbligatorio.

Si tratta di un “reddito ponte”, erogato dal Fondo di previdenza complementare cui il lavoratore è iscritto e nel quale ha contribuito e  che può essere abbinato all’APE volontaria o all’APE sociale. Va valutato bene se richiederla oppure no perchè se si riscuote in anticipo il capitale accumulato nel fondo integrativo si riduce e di conseguenza si abbatte il valore della rendita che il lavoratore percepirà  una volta raggiunti i requisiti per richiedere  la pensione di vecchiaia

I requisiti  per ottenere la RITA  sono diversi

  1. cessazione dell’attività lavorativa;
  2. raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia entro i cinque anni successivi alla cessazione dell’attività lavorativa;
  3. maturazione di un requisito contributivo complessivo di almeno venti anni nei regimi obbligatori di appartenenza;
  4. maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari;

oppure

  1. cessazione dell’attività lavorativa;
  2. non occupazione per oltre due anni  nel periodo successivo alla cessazione dell’attività lavorativa
  3. raggiungimento dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia nel regime obbligatorio di appartenenza entro i dieci anni successivi al compimento del termine di cui alla lett. b);
  4. maturazione di cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari.

Richiedere la RITA comporta anche un interessante vantaggio fiscale in quanto la rendita è soggetta  a tassazione con  l’aliquota del 15% che si riduce  dello 0,3% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione al Fondo sino ad abbassare l’aliquota sostitutiva al 9%.

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Educazione finanziaria e pianificazione

 

I mercati finanziari sono in mezzo a un mare tempestoso: la guerra dei dazi americana, le preoccupazioni suscitate dai paesi emergenti, le tante domande a cui dovrà rispondere la politica di casa nostra, la Brexit,

Sono tanti i fattori che generano volatilità.

I mercati fibrillano, le iniezioni di liquidità da parte delle Banche Centrali sono destinate a finire e già l’anno prossimo è previsto il primo rialzo dei tassi dal 2011.

Si apre quindi un mercato non facile, un mondo nuovo in cui bisogna imparare a muoversi.

Serve rivedere le aspettative di rendimento, allungare l’orizzonte temporale degli investimenti, e magari pensare di proteggere il proprio capitale. Ma come si fa?

C’è un’enorme offerta di prodotti finanziari che ultimamente si sta arricchendo di novità: dai fondi tematici a fondi specializzati su grandi trend come la tecnologia o l’invecchiamento della popolazione, oppure i fondi etici.

Insomma alla complessità del mercato si aggiunge quella degli strumenti e della strategie di investimento  che forse rispondono bene alle esigenze del momento,  ma siamo certi che rispondono altrettanto bene  alle esigenze di una vita?

Di sicuro non sarà il “fai da te” a salvare il risparmiatore e nemmeno le ultime tendenze. Risulta quindi determinante avere a disposizione una  consulenza dedicata mirata anche a una buona pianificazione.

Serve quindi un lavoro di qualità per allocare il risparmio, coerente con le esigenze  del singolo investitore e un’attività finalizzata a mantenere alta la qualità dei prodotti in portafoglio attraverso un periodico check-up  .

E la figura dedicata a fare tutto questo è il consulente finanziario attraverso una sofisticata e personalizzata allocazione della liquidità nel rispamio gestito 

 

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PIR: questi sconosciuti

 

 

Sembra paradossale!

Tutti ne parlano ma ancora pochi li conoscono: i  Piani Individuali di Risparmio , giudicati gli strumenti di rilancio per la crescita del sistema industriale italiano.

Eppure, stando a una recente analisi di Prometeia, la ricerca di questo strumento è ancora troppo limitata nel nostro Paese.

Il 44% degli Italiani dichiara di esserne all’oscuro e quindi la mancanza di conoscenza  porta a una percentuale di possessori del prodotto pari all’1,4% del totale della popolazione.

Chi sono coloro che comprano i PIR? Sono i Baby Boomers persone ancora in attività e che godono di stabilità economica, con un’età compresa tra 56 e 65 anni. Una cerchia di clienti troppo ristretta rispetto alle potenzialità del nostro Paese.

I PIR sono strumenti che fungono da connettori privilegiati tra il mondo delle imprese e quello dei capitali e proprio per questa modalità di investimento, si rivelano ottimi  veicoli auto esplicativi di educazione finanziaria.

I Pir consentono in modo semplice e conveniente ai risparmiatori di avvicinarsi  a quello che viene definito un investimento azionario,  ma che non richiede una conoscenza particolarmente approfondita dello stesso.

Perchè?

Perchè l’investitore non investe acquistando  i singoli titoli presenti sul mercato, ma lo fa comprando un paniere che diversifica a sufficienza l’investimento.

Pertanto anche un risparmiatore che non abbia una forte conoscenza  può avvicinarsi al mercato delle imprese ricevendo un interessante (e unico nel suo genere!) bonus fiscale:  detenendo lo strumento per un periodo non inferiore ai cinque anni non paga le imposte sulle rendite finanziarie.

 

 

 

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L’incredibile crescita dell’economia americana

10 anni fa Lehman Brothers dichiarò fallimento.

Come è cambiato da allora il mondo finanziario?

Quello che non si sapeva allora è che quella crisi si sarebbe dipanata in lungo e in largo attraverso due “motori”  di diffusione che molti avevano sottovalutato: la globalizzazione e la tecnologia.

Come è stata affrontata la crisi?. L’America  ha gestito la crisi prima finanziaria e poi economica avendo a disposizione più leve di quelle disponibili nei paesi europei . Gli  Stati Uniti, con un dollaro forte, sono riusciti a trasmettere manovre espansive sul mercato, sull’economia , sull’industria, sul lavoro e sulle banche. Non dimentichiamoci che in America c’è un solo Presidente e c’è una moneta.

In Europa, pur essendoci  una sola moneta,  ci sono  più Presidenti,  e  Stati con autonome politiche fiscali e di Bilancio.

Ecco perchè l’Europa è in affanno

Il 22 agosto scorso  a Wall Street si è festeggiata la più lunga fase toro della storia: 3453 giorni di mercato al rialzo dalla crisi dei mutui sub-prime del 2008, che hanno permesso di incrementare  la capitalizzazione del mercato americano di 18mila miliardi di dollari. Questa corsa è la seconda più lunga dalla fine della II guerra mondiale.

Molti cominciano a chiedersi se la seconda economia al mondo, in grado di trainare o frenare il resto del globo, sia entrata nella fase finale della sua espansione. L’interrogativo che ci si pone è quanto ancora il toro può continuare a correre, in parte spinto dagli stimoli dell’amministrazione Trump ma  dall’altra minato dai problemi legali del Presidente e dai rischi delle guerre commerciali. Difficile fare previsioni poiché quelle del passato si sono rivelate spesso sbagliate.

10 anni fa il Down Jones valeva intorno a 10.000 punti ora ne vale più di 26.000.   Una corsa veloce e senza correzioni: guardando il grafico si vede una linea sempre in crescita.

Non ci sono casi simili in economia: la correzione di solito prima o poi arriva. Tentare di fare previsioni vuol dire avventurarsi in un terreno inesplorato, ma il non poterne fare  destabilizza  il risparmiatore  che, volendo orientare le proprie scelte in ragione dei mercati, rischia  di sbagliare .  Anche perché  oggigiorno l’approccio che l’investitore  può avere è infinite volte più difficile di quello che poteva essere in passato perché tanti prodotti finanziari  che una volta erano considerati sicuri (per esempio i Titoli di Stato) oggi non lo sono più. Da qui la necessità di affidarsi a un consulente finanziario che, oltre al fattore puramente emotivo (che va controllato, soprattutto nei momenti di calo dei mercati),  ha il compito di guidare le scelte  del risparmiatore verso una gestione oculata della propria ricchezza.

 

 

 

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Risparmio ed educazione finanziaria

 

In televisione si sente  spesso parlare  della fine  del QE (Quantitative Easing) da parte della Banca Centrale Europea.

Ma i risparmiatori italiani sono davvero in grado di capire come tutto ciò inciderà sulle loro tasche?

Forse no

Tutte le istituzioni, Consob in primis, sono del parere che serva un’adeguata preparazione in ambito finanziario come strumento imprescindibile per la tutela del risparmio.

Ma chi si deve occupare dell’alfabetizzazione finanziaria? Le banche sono molto interessate agli investimenti dei loro clienti ma sarebbe anche utile sapere quali Istituti sono interessati a conoscere il livello di consapevolezza dei risparmiatori nel sottoscrivere alcuni investimenti.

E se si trovasse una Banca che mira in tal senso, questa diventerebbe la Banca di riferimento per la gestione dei risparmi. E’ vero che la legge, anche in ambito economico, non ammette ignoranza, ma il risparmiatore oggi più che mai, non può essere lasciato solo.

Necessario quindi rilanciare il mercato e puntare sul risparmio: questi sono stati gli argomenti trattati dal nuovo presidente di Consob, Mario Nava l’11 giugno scorso. Nel suo discorso Nava ha fatto un’ampia ricognizione della situazione attuale del mercato del risparmio italiano, partendo innanzitutto dall’alto livello  di ricchezza dei risparmiatori italiani (4300 Mld di attività finanziarie) , superiore alla media europea, e a un indebitamento delle famiglie inferiore alla media del resto del continente.

I salvadanai delle famiglie sono sempre più pieni: gli Italiani preferiscono accumulare piuttosto che spendere, ma questo comportamento  contribuisce a fiaccare la ripresa. Del resto  gli ultimi anni sono stati molto complessi per cui il risparmiatore medio preferisce crearsi delle riserve per far fronte a emergenze o per pagare tasse a sorpresa.

L’accumulo della ricchezza però è legato anche  a un mercato finanziario e una  struttura economica del paese che devono essere ottimizzati: i bassi tassi di interesse, “la ricomposizione (quali-quantitativa) nell’offerta di strumenti finanziari e nei canali di distribuzione degli stessi indotta dalle recenti normative, è verosimile che, in prospettiva, il peso dei titoli di debito nei portafogli delle famiglie si riduca, liberando risorse che potrebbero essere attratte da altri tipi di attività, in particolare azioni, auspicabilmente nell’ambito di un approccio basato sulla diversificazione” (cit. Mario Nava)

E se da una parte  ci si auspica un importante cambio di passo, dal lato mercato diventa imprescindibile semplificare le modalità di ingresso eliminando gli ostacoli attualmente  presenti in fase di quotazione delle aziende. Il mercato azionario domestico appare ancora debole, rispetto alle sue potenzialità, in termini di capitalizzazione ma anche dal punto di vista numerico: le società quotate nell’MTA – Mercato Telematico Azionario – a fine 2017 erano solamente 240.

Indubbiamente positivo si è rivelato l’effetto sull’AIM Italia grazie anche all’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio.

Ma non basta: necessario aumentare il numero delle società quotate, nonchè garantire maggiori tutele verso i risparmiatori che si rivolgono al mercato dei capitali sia  attraverso una consapevole educazione finanziaria sia attraverso un efficientamento nell’interazione tra domanda e offerta.