Archivio degli autori Linda Caroli

Linda Caroli DiLinda Caroli

Educazione finanziaria e pianificazione

 

I mercati finanziari sono in mezzo a un mare tempestoso: la guerra dei dazi americana, le preoccupazioni suscitate dai paesi emergenti, le tante domande a cui dovrà rispondere la politica di casa nostra, la Brexit,

Sono tanti i fattori che generano volatilità.

I mercati fibrillano, le iniezioni di liquidità da parte delle Banche Centrali sono destinate a finire e già l’anno prossimo è previsto il primo rialzo dei tassi dal 2011.

Si apre quindi un mercato non facile, un mondo nuovo in cui bisogna imparare a muoversi.

Serve rivedere le aspettative di rendimento, allungare l’orizzonte temporale degli investimenti, e magari pensare di proteggere il proprio capitale. Ma come si fa?

C’è un’enorme offerta di prodotti finanziari che ultimamente si sta arricchendo di novità: dai fondi tematici a fondi specializzati su grandi trend come la tecnologia o l’invecchiamento della popolazione, oppure i fondi etici.

Insomma alla complessità del mercato si aggiunge quella degli strumenti e della strategie di investimento  che forse rispondono bene alle esigenze del momento,  ma siamo certi che rispondono altrettanto bene  alle esigenze di una vita?

Di sicuro non sarà il “fai da te” a salvare il risparmiatore e nemmeno le ultime tendenze. Risulta quindi determinante avere a disposizione una  consulenza dedicata mirata anche a una buona pianificazione.

Serve quindi un lavoro di qualità per allocare il risparmio, coerente con le esigenze  del singolo investitore e un’attività finalizzata a mantenere alta la qualità dei prodotti in portafoglio attraverso un periodico check-up  .

E la figura dedicata a fare tutto questo è il consulente finanziario attraverso una sofisticata e personalizzata allocazione della liquidità nel rispamio gestito 

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

PIR: questi sconosciuti

 

 

Sembra paradossale!

Tutti ne parlano ma ancora pochi li conoscono: i  Piani Individuali di Risparmio , giudicati gli strumenti di rilancio per la crescita del sistema industriale italiano.

Eppure, stando a una recente analisi di Prometeia, la ricerca di questo strumento è ancora troppo limitata nel nostro Paese.

Il 44% degli Italiani dichiara di esserne all’oscuro e quindi la mancanza di conoscenza  porta a una percentuale di possessori del prodotto pari all’1,4% del totale della popolazione.

Chi sono coloro che comprano i PIR? Sono i Baby Boomers persone ancora in attività e che godono di stabilità economica, con un’età compresa tra 56 e 65 anni. Una cerchia di clienti troppo ristretta rispetto alle potenzialità del nostro Paese.

I PIR sono strumenti che fungono da connettori privilegiati tra il mondo delle imprese e quello dei capitali e proprio per questa modalità di investimento, si rivelano ottimi  veicoli auto esplicativi di educazione finanziaria.

I Pir consentono in modo semplice e conveniente ai risparmiatori di avvicinarsi  a quello che viene definito un investimento azionario,  ma che non richiede una conoscenza particolarmente approfondita dello stesso.

Perchè?

Perchè l’investitore non investe acquistando  i singoli titoli presenti sul mercato, ma lo fa comprando un paniere che diversifica a sufficienza l’investimento.

Pertanto anche un risparmiatore che non abbia una forte conoscenza  può avvicinarsi al mercato delle imprese ricevendo un interessante (e unico nel suo genere!) bonus fiscale:  detenendo lo strumento per un periodo non inferiore ai cinque anni non paga le imposte sulle rendite finanziarie.

 

 

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

L’incredibile crescita dell’economia americana

10 anni fa Lehman Brothers dichiarò fallimento.

Come è cambiato da allora il mondo finanziario?

Quello che non si sapeva allora è che quella crisi si sarebbe dipanata in lungo e in largo attraverso due “motori”  di diffusione che molti avevano sottovalutato: la globalizzazione e la tecnologia.

Come è stata affrontata la crisi?. L’America  ha gestito la crisi prima finanziaria e poi economica avendo a disposizione più leve di quelle disponibili nei paesi europei . Gli  Stati Uniti, con un dollaro forte, sono riusciti a trasmettere manovre espansive sul mercato, sull’economia , sull’industria, sul lavoro e sulle banche. Non dimentichiamoci che in America c’è un solo Presidente e c’è una moneta.

In Europa, pur essendoci  una sola moneta,  ci sono  più Presidenti,  e  Stati con autonome politiche fiscali e di Bilancio.

Ecco perchè l’Europa è in affanno

Il 22 agosto scorso  a Wall Street si è festeggiata la più lunga fase toro della storia: 3453 giorni di mercato al rialzo dalla crisi dei mutui sub-prime del 2008, che hanno permesso di incrementare  la capitalizzazione del mercato americano di 18mila miliardi di dollari. Questa corsa è la seconda più lunga dalla fine della II guerra mondiale.

Molti cominciano a chiedersi se la seconda economia al mondo, in grado di trainare o frenare il resto del globo, sia entrata nella fase finale della sua espansione. L’interrogativo che ci si pone è quanto ancora il toro può continuare a correre, in parte spinto dagli stimoli dell’amministrazione Trump ma  dall’altra minato dai problemi legali del Presidente e dai rischi delle guerre commerciali. Difficile fare previsioni poiché quelle del passato si sono rivelate spesso sbagliate.

10 anni fa il Down Jones valeva intorno a 10.000 punti ora ne vale più di 26.000.   Una corsa veloce e senza correzioni: guardando il grafico si vede una linea sempre in crescita.

Non ci sono casi simili in economia: la correzione di solito prima o poi arriva. Tentare di fare previsioni vuol dire avventurarsi in un terreno inesplorato, ma il non poterne fare  destabilizza  il risparmiatore  che, volendo orientare le proprie scelte in ragione dei mercati, rischia  di sbagliare .  Anche perché  oggigiorno l’approccio che l’investitore  può avere è infinite volte più difficile di quello che poteva essere in passato perché tanti prodotti finanziari  che una volta erano considerati sicuri (per esempio i Titoli di Stato) oggi non lo sono più. Da qui la necessità di affidarsi a un consulente finanziario che, oltre al fattore puramente emotivo (che va controllato, soprattutto nei momenti di calo dei mercati),  ha il compito di guidare le scelte  del risparmiatore verso una gestione oculata della propria ricchezza.

 

 

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Risparmio ed educazione finanziaria

 

In televisione si sente  spesso parlare  della fine  del QE (Quantitative Easing) da parte della Banca Centrale Europea.

Ma i risparmiatori italiani sono davvero in grado di capire come tutto ciò inciderà sulle loro tasche?

Forse no

Tutte le istituzioni, Consob in primis, sono del parere che serva un’adeguata preparazione in ambito finanziario come strumento imprescindibile per la tutela del risparmio.

Ma chi si deve occupare dell’alfabetizzazione finanziaria? Le banche sono molto interessate agli investimenti dei loro clienti ma sarebbe anche utile sapere quali Istituti sono interessati a conoscere il livello di consapevolezza dei risparmiatori nel sottoscrivere alcuni investimenti.

E se si trovasse una Banca che mira in tal senso, questa diventerebbe la Banca di riferimento per la gestione dei risparmi. E’ vero che la legge, anche in ambito economico, non ammette ignoranza, ma il risparmiatore oggi più che mai, non può essere lasciato solo.

Necessario quindi rilanciare il mercato e puntare sul risparmio: questi sono stati gli argomenti trattati dal nuovo presidente di Consob, Mario Nava l’11 giugno scorso. Nel suo discorso Nava ha fatto un’ampia ricognizione della situazione attuale del mercato del risparmio italiano, partendo innanzitutto dall’alto livello  di ricchezza dei risparmiatori italiani (4300 Mld di attività finanziarie) , superiore alla media europea, e a un indebitamento delle famiglie inferiore alla media del resto del continente.

I salvadanai delle famiglie sono sempre più pieni: gli Italiani preferiscono accumulare piuttosto che spendere, ma questo comportamento  contribuisce a fiaccare la ripresa. Del resto  gli ultimi anni sono stati molto complessi per cui il risparmiatore medio preferisce crearsi delle riserve per far fronte a emergenze o per pagare tasse a sorpresa.

L’accumulo della ricchezza però è legato anche  a un mercato finanziario e una  struttura economica del paese che devono essere ottimizzati: i bassi tassi di interesse, “la ricomposizione (quali-quantitativa) nell’offerta di strumenti finanziari e nei canali di distribuzione degli stessi indotta dalle recenti normative, è verosimile che, in prospettiva, il peso dei titoli di debito nei portafogli delle famiglie si riduca, liberando risorse che potrebbero essere attratte da altri tipi di attività, in particolare azioni, auspicabilmente nell’ambito di un approccio basato sulla diversificazione” (cit. Mario Nava)

E se da una parte  ci si auspica un importante cambio di passo, dal lato mercato diventa imprescindibile semplificare le modalità di ingresso eliminando gli ostacoli attualmente  presenti in fase di quotazione delle aziende. Il mercato azionario domestico appare ancora debole, rispetto alle sue potenzialità, in termini di capitalizzazione ma anche dal punto di vista numerico: le società quotate nell’MTA – Mercato Telematico Azionario – a fine 2017 erano solamente 240.

Indubbiamente positivo si è rivelato l’effetto sull’AIM Italia grazie anche all’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio.

Ma non basta: necessario aumentare il numero delle società quotate, nonchè garantire maggiori tutele verso i risparmiatori che si rivolgono al mercato dei capitali sia  attraverso una consapevole educazione finanziaria sia attraverso un efficientamento nell’interazione tra domanda e offerta.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Voluntary disclosure e PIR

 

 

L’attuale Governo propone l’inserimento della procedura di Voluntary Disclosure nella Legge di Bilancio 2019 e nel decreto fiscale collegato: viene  proposto linvestimento obbligatorio nei Piani Individuali di Risparmio –  PIR dei capitali attualmente “sommersi” che si stima possano aggirarsi intorno ai 200 miliardi di euro. La     Voluntary Disclosure sui contanti (compresi quelli detenuti nelle cassette di sicurezza all’estero) serve per recuperare i fondi necessari a finanziare la riforma fiscale , Flat tax e Reddito di cittadinanza.

In cosa consiste questa nuova versione della  Voluntary Disclosure?

Verrebbe concesso ai  contribuenti italiani, che detengono illecitamente capitali in contanti o nelle cassette di sicurezza all’estero,  di  regolarizzare la loro posizione con il Fisco italiano  attraverso una dichiarazione spontanea allAgenzia delle Entrate sulla violazione degli obblighi di monitoraggio.  Ovviamente il soggetto che dichiara  verrebbe sottoposto  a sanzioni penali e amministrative (anche se è prevista l’applicazione di uno forte sconto).

Il rientro, al netto delle sanzioni, verrebbe consentito  previo versamento di un’imposta di tipo cedolare del 15% oppure del 20%  e a condizione che i capitali rientrati vengano investiti in Piani di Risparmio Individuali (PIR).

A differenza dei PIR attualmente in vigore, quelli legati alla Voluntary Disclosure non  godrebbero delle agevolazioni fiscali previste e sarebbe concesso al contribuente di investire oltre  il tetto massimo di 30.000 euro.

Questo serve per agevolare l’allocazione  su tale strumento di  tutti i capitali emersi, che in taluni casi potrebbero essere ingenti.

Vedremo cosa deciderà di fare il nostro governo.

Nel frattempo, coloro che sono  interessati  a tale iniziativa, è bene che comincino a valutare la convenienza o meno di procedere: è consigliabile svolgere un’analisi preventiva degli effetti sanzionatori che derivano dal rientro dei capitali e  che non deve limitarsi ai soli aspetti fiscali ma anche e soprattutto a quelli penali tributari

Linda Caroli DiLinda Caroli

Clausole CACs dei Titoli di Stato

 

Mai sentito parlare delle CACs?
Nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del 18 dicembre 2012 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 7 dicembre 2012, con il quale viene stabilito che, a partire dal 1° gennaio 2013, le nuove emissioni di titoli di Stato aventi scadenza superiore ad un anno saranno soggette alle clausole di azione collettiva salvastati (CACs).

Ma cosa sono le CACs.?

Sono clausole che permettono  allo Stato di rivedere le condizioni con cui sono stati emessi i titoli di debito pubblico (Btp, Ccct e BTP Italia) .

Insomma, lo Stato è come se dicesse: mettiamoci d’accordo  perchè voglio pagare solo una parte del mio debito!

Cosa può fare in pratica lo Stato attivando tali clausole?

Con  le CACs uno Stato può

  • modificare la data di scadenza del titolo
  •  ritardare il pagamento delle cedole
  •  decurtare i pagamenti delle cedole e i rimborsi
  • cambiare arbitrariamente il metodo per il calcolo dei pagamenti
  •  cambiare la valuta di pagamento

Ma perchè sono state introdotte? Perchè il nostro debito pubblico ha raggiunto livelli insostenibili.

Non dimentichiamoci inoltre che a fine anno terminerà il QE da parte della BCE e nel 2019 sono previste scadenze di titoli di Stato per  ben 218 mld.

Chi comprerà le nuove emissioni? Chi si farà carico del nostro debito?

In attesa di capire come il nostro Governo vorrà affrontare questo grosso problema, diciamo subito che qualora dovessero essere attivate  non si  farebbe altro che ammettere di essere sull’orlo del default e questo non porterebbe altro che ad un’esplosione degli interessi che il Tesoro sarebbe tenuto a pagare per finanziare il debito pubblico.

Consideriamole, almeno per ora, solo un paracadute virtuale per tranquillizzare i mercati e  difficilmente verranno messe in atto ma resta comunque un grande punto interrogativo per chi detiene titoli del debito pubblico. Da qui la necessità di diversificare gli investimenti scegliendo prodotti di risparmio gestito: affidarsi a un consulente è sempre la  soluzione migliore.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Filiali bancarie e consulenza finanziaria

Il posto in banca fino a una quindicina di anni fa, era considerato  sinonimo di sicurezza, un lavoro ben retribuito, tranquillo addirittura, senza spinte, pressioni, noioso in certi casi.
Oggi gli impiegati bancari, quei  pochi rimasti e ancora meno in un prossimo futuro, sono meno garantiti  dal punto di vista lavorativo, sono continuamente pressati a vendere prodotti spesso in conflitto di interessi o, ancor peggio,  di prodotti non sempre adatti alla clientela cui si rivolgono.

Da un  recente studio effettuato dalla Federazione Bancaria della Cisl, che ha passato al vaglio il sistema bancario nazionale, è emerso che rispetto al 2010 in Italia ci sono 6.289 sportelli bancari in meno, il personale di rete è sceso di 26.249 addetti e ben 383 comuni sono rimasti totalmente privi di banche. Gli esodi per ora restano ancora volontari, spesso si ricorre al prepensionamento, non ci sono licenziamenti e non c’è cassa integrazione.

Grazie al Fondo di Solidarietà in 10 anni si sono gestiti tutti gli esodi.

Ma fino a quando si potrà andare avanti così?
Il futuro chiede cambiamenti:  si dovrà immaginare un innovativo  modello distributivo   che metta al centro figure professionali esclusivamente dedicate  alla consulenza finanziaria  e meno all’attività di sportello.

Il grosso delle operazioni viene svolto on-line per cui la vecchia figura dell’addetto risulta assolutamente inutile, obsoleta.

L’81% dei clienti utilizza ormai i canali digitali delle banche soprattutto per le operazioni e i pagamenti di tutti i giorni
Il percorso  è tracciato: nei prossimi anni si prevede la chiusura di metà degli attuali sportelli bancari e uno snellimento del personale. La tecnologia ha messo in crisi strutturale un intero sistema che da decenni funzionava bene e guadagnava tantissimo
Alla crisi strutturale di un sistema definito da molti “bancocentrico” si è affiancata una lunga fase economica caratterizzata  da bassi tassi di interesse,  che insieme alle rettifiche su crediti imposte dalla BCE per ammortizzare la zavorra degli NPL (non performing loans) ha profondamente minato la redditività delle banche.
La soluzione?

Ridursi e trasformarsi attraverso un cambio culturale e di mentalità profondo.
La novità quest’anno è arrivata da Intesa Sanpaolo che recentemente ha deciso di assumere 500 nuovi dipendenti da destinare all’attività di consulenza finanziaria attraverso  un contratto ibrido: un part-time da dipendente, a cui si aggiunge un inquadramento come lavoratore autonomo. È questo il segnale di cambiamento che apre la strada al futuro di molte reti bancarie italiane.

Linda Caroli DiLinda Caroli

I Millenials e il loro rapporto con il risparmio

I Millennials, o Generazione Y, sono i ragazzi nati tra gli anni ‘80 e fine anni ‘90.

Il  Time Magazine li definisce “Overeducated, underemployed, wildly optimistic”, vale a dire sovra-istruiti, sottoccupati, particolarmente ottimisti e sopratutto grandi risparmiatori, tanto  che sono anche  definiti “super savers“.

Sono più aperti, esigenti, tecnologicamente evoluti ed informati della generazione che li ha preceduti. Hanno un approccio alla vita adulta unico, sono molto legati ai valori familiari, al rapporto con gli amici e alla comunità intesa in senso ampio.

Sono 1,7 miliardi i Millennials nel mondo, costituendo il 24% della popolazione globale, mentre in Italia attualmente rappresentano circa un terzo dell’intera popolazione.

Rappresenteranno nel 2025 circa il 75% della popolazione attiva e molti di loro saranno i leader del futuro.

L’alta numerosità e il crescente potere d’acquisto li rendono capaci di influenzare i media, i consumi, il mercato immobiliare, persino la ristorazione.

Hanno un atteggiamento diverso dal  consumo compulsivo che ha caratterizzato la generazione che li ha preceduti.
I Millenials sono cresciuti dentro la  crisi economica, sono consapevoli  del valore della famiglia e della rete sociale nell’affrontare problematiche comuni: fanno leva sulla rete e questo permette loro di superare limiti di natura economica.

Hanno un ruolo attivo nel processo di acquisto confrontandosi con le aziende produttrici, utilizzando i canali digitali messi a disposizione. Anche il rapporto con la banca è molto selettivo: per loro la scelta, ad esempio,  di un conto corrente gratuito è importante.

Sono consumatori severi, desiderano essere informati sulle aziende, su ciò che producono o sui servizi che offrono, sulle politiche aziendali adottate.
Un terzo dei Millennials del mondo  risparmia ed è sicuro di sé riguardo al proprio futuro finanziario, 1 giovane su 2 non è certo delle strategie attuatementre il 18% non risparmia affatto.
Eppure, mutatis mutandis, resta  la generazione che dichiara di risparmiare di più anche se non si dimostra particolarmente interessata a investire.
In Italia non rappresentano un target interessante per le società di gestione del risparmio, che in questo momento si rivolgono soprattutto al loro cliente tipo di età compresa tra i 40 e i 50 anni.

Perché?

Perchè non hanno un lavoro stabile, non dispongono di interessanti disponibilità finanziarie e molto probabilmente non godranno di una pensione. A loro l’industria finanziaria al momento si limita ad offrire un conto corrente, prestiti e mutui. I Millenials non sono  interessati alla previdenza integrativa, mentre invece utilizzano gli strumenti di pagamento digitali  con estrema naturalezza. Sono poco inclini all’indebitamento, se non per comprarsi lo smartphone.

Non solo.

La filiera commerciale delle banche spesso mette a loro disposizione consulenti di altre generazioni, che non sono in grado di sostenere la loro preparazione, frutto di una pianificata consultazione  in rete  sull’argomento. Perchè i Millenials, in rete, cercano tutto.
Il risultato è che il 70% degli under 35 detiene  un solo fondo italiano, mentre uno su quattro  dichiara di averne due o più.
Ma si rivolgono sempre di più al Fintech e questo li rende attrattivi per i nuovi player del mercato come Apple, Facebook, Amazon. Questa la molla che sta spingendo i giganti della rete ad entrare nel mondo della distribuzione dei prodotti bancari.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

PSD2 e le asimmetrie informative

 

Il 13 gennaio è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale  la Direttiva Europea  2015/2366 più nota con il nome di PSD2. Si tratta a tutti gli effetti di un aggiornamento della precedente Direttiva sui servizi di pagamento che ha come obiettivo quello di sviluppare il mercato europeo dei pagamenti, rendendolo più competitivo e più sicuro.

Non solo.

Gli utenti che utilizzano l’home banking potranno farlo attraverso piattaforme esterne al sistema bancario tradizionale. Potranno perciò effettuare pagamenti e accedere alle rendicontazioni periodiche grazie a software messi loro a disposizione da terze parti non bancarie Third Party Provider (AISP e PISP) preventivamente autorizzate dall’EBA.

I primi potranno collegarsi a conti correnti bancari al fine di recuperare informazioni, ad esempio gli utenti potranno usare gli AISP per avere un corretta visione di insieme della propria situazione finanziaria. I secondi, i PISP, appunto, permettono invece di effettuare una transazione di pagamento dal proprio conto corrente verso un altro soggetto mediante un software che, di fatto, si comporta come un ponte tra i due account bypassando l’utilizzo della carta di credito.

Per realizzare i servizi di cui sopra da parte dei TPP, agli stessi dovranno essere comunicati, da parte delle banche,  tutta una serie di dati personali dei clienti finali, con tutto quello che questo comporta in termini di compliance al nuovo Regolamento Privacy europeo, il GDPR.

Un rilievo potrebbe essere fatto circa la delicata questione del diritto alla portabilità dei dati e conseguentemente del diritto alla interoperabilità previsti dall’art. 20 della GDPR. I dati richiesti dai TPP, infatti, sono soggetti alla titolarità da parte delle banche e di conseguenza esse devono necessariamente garantirne la sicurezza in un’ottica di protezione dell’interessato stesso.

Come si comporterà la banca se avrà il  sospetto  che la richiesta provenga da un soggetto (TPP) che non è in grado di garantire le misure necessarie alla protezione del dato?

Intanto le questione viene dibattuta in territorio americano. In questi giorni infatti Facebook ha contattato 4 colossi bancari statunitensi,  JP Morgan, Wells Fargo, Citigroup e US Bancorp per proporsi quale piattaforma attraverso la quale condividere le informazioni finanziarie dei loro clienti. E stiamo parlando di informazioni  abbastanza dettagliate quali operazioni con carte di credito e saldi dei conti correnti. Come verrà garantita la tutela dei dati personali?  Oppure si rischia un’altra Cambridge Analytica?

Un fatto è certo:  la PSD2 ha di  fatto aperto al mercato digitale, e quindi le big data Companies sono alla conquista dei consumatori. Il paradosso è che le terze parti  (vedi Facebook)  avranno la possibilità, se autorizzate dagli organismi di tutela e controllo, di accedere ai dati che sappiamo essere tutelati dalla  banca

Quindi società come Facebook, Amazon, Google, Apple avranno una marea di informazioni  che ci riguardano mentre noi non sapremo come le utilizzeranno.

Ecco l’asimmetria.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Cristiano Ronaldo e la flat tax

Cristiano Ronaldo recentemente è passato dal Real Madrid alla Juventus, operazione straordinaria dal punto di vista calcistico ma altrettanto straordinaria dal punto di vista fiscale.

Soprattutto per lui!

Il fuoriclasse è un high net worth individual, ossia una persona che detiene  un grosso patrimonio.

Con la Legge di Bilancio 2017, in Italia e` stato introdotto un regime fiscale opzionale che consente a queste persone di trasferire la propria residenza in Italia, ottenendo di pagare una flat tax annuale di ammontare fisso  pari a € 100.000,00 indipendentemente dal livello di reddito, purchè non si tratti di redditi  prodotti in Italia.

Altro vantaggio?  Tali redditi non sono soggetti a nessuna ulteriore tassazione.

Anzi… anche i familiari potranno beneficiarne, pagando un’imposta forfettaria di € 25.000,00 ciascuno.

Obbligo dell’ high net worth individual  è di pagare l’imposta flat pari a € 100.000,00  in un’unica soluzione e per ogni anno fiscale. Il versamento dell’imposta deve essere effettuato entro il termine previsto per il versamento del saldo delle imposte sui redditi (fine giugno).

Per fare richiesta è necessario essere fiscalmente residenti da almeno nove anni in un Paese straniero. La nazionalità invece non è importante: possono trasferirsi stranieri che vogliono venire a vivere in Italia ma anche Italiani che decidono di rientrare  nel nostro Paese. Basta dichiarare  la sussistenza di tutti i requisiti necessari per accedere al regime di favore, compilando una checklist.

Tra i redditi esentati, nel caso del campione ad esempio, rientrano quelli prodotti da investimenti detenuti  all’estero ed anche  quelli derivanti dallo sfruttamento della propria immagine al di fuori del territorio nazionale.

Ronaldo avrà anche altri vantaggi:  a) attraverso  una buona pianificazione successoria,  potrà giovarsi dei vantaggi offerti dalla nostra imposta di successione e donazione,  b) sarà esentato dall`indicare nella dichiarazione dei redditi italiana i propri beni detenuti all`estero,  c) non pagherà la tassa sulle proprietà immobiliari detenute fuori dal territorio italiano, e nemmeno quella sulle attività finanziarie detenute all`estero.

Il perchè dell’introduzione della flat tax  è presto detto: si vuole dare una spinta ai  consumi, in particolar modo  i beni di lusso, con effetti positivi sulla nostra economia.

Nel caso dell’acquisto del fuoriclasse, i vantaggi sarebbero anche per  la squadra che lo ha accolto: basti pensare all’indotto derivante dal merchandising, dai diritti TV, e tanto altro ancora.