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Linda Caroli DiLinda Caroli

Che cos’è il Bitcoin

Cos’è il Bitcoin

Bitcoin è una criptovaluta  ideata  da Satoshi Nakamoto, implementando un’idea dello stesso autore presentata su Internet a fine 2008. Bitcoin non fa uso di un ente centrale: alla base di tutto il meccanismo c’è  un  database distribuito tra i nodi della rete (blockchain)  che mantengono traccia delle transazioni, sfruttando  la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin.

Come ottenerli?  Acquistandoli da altri utenti, oppure rivolgendosi  a piattaforme di scambio, vendendo beni e servizi reali o digitali in cambio di BTC, o (e questa è la novità!!)  ottenendoli in ricompensa per aver convalidato altre transazioni nel network, all’interno di portafogli digitali installati su uno o più computer o affidati a terzi.

Il Bitcoin è interamente decentralizzato e affida agli user stessi questo controllo, riducendo i costi di transazione, proteggendo la sicurezza e la privacy degli utenti apparentemente meglio di qualunque altro sistema. La verifica delle transazioni è quindi affidata ad alcuni nodi del network, cioè ad alcuni utenti che, per il lavoro che svolgono, sono chiamati miner, e offrono la potenza computazionale dei loro computer al network per convalidare i pagamenti. Tutte le transazioni degli ultimi dieci minuti sono trasmesse ai miner, che le riassemblano all’interno di un file detto block. Il miner che ha generato il blocco riceve un payout in Bitcoin. La tecnologia del Bitcoin non prevede un server centrale, perché basata sul concetto di database distribuito consentendo ai nodi della rete di interagire tramite un indirizzo pubblico per trasferire o ricevere BTC e, nello stesso tempo, di condividerne i dati relativi alle transazioni.

Le transazioni avvengono con il trasferimento di valuta digitale utilizzando chiavi crittografiche. Ogni utente può creare più indirizzi, ogni indirizzo ha un bilancio indipendente e una coppia di chiavi di sicurezza. Una chiave pubblica per inviare e ricevere i pagamenti e una privata per autorizzare pagamenti in uscita, posseduta solo dal proprietario. Essendo in una rete peer-to-peer, tutti i nodi ricevono tutte le transazioni del sistema. Trasferire Bitcoin da un utente all’altro è quindi semplice: è necessario digitare la chiave pubblica dell’utente a cui si vuole trasferire il denaro virtuale, indicare la somma da trasferire e in pochi minuti la transazione è completa. A questo punto, però, la transazione va verificata e convalidata, per evitare che un utente possa spendere due volte la stessa moneta.  Il controvalore totale dell’economia Bitcoin, calcolato a Dicembre 2012 era di circa 140 milioni di dollari statunitensi, nell’Aprile 2013 era 1,4 miliardi di dollari statunitensi, nel Novembre 2013, con un cambio 1 bitcoin = 540 USD, il controvalore sale ancora a più di 6 miliardi di dollari statunitensi. A fine 2015, i Bitcoin erano scambiati a 438 dollari L’economia basata sui Bitcoin è ancora molto piccola se paragonata a economie stabilite da lungo tempo, tuttavia sono già commercializzati in Bitcoin merci e servizi reali. I Bitcoin vengono accettati sia per servizi online sia per beni tangibili. Sono moltissimi ormai gli enti, le organizzazioni e le associazioni che accettano donazioni in Bitcoin. Alcuni commercianti, utilizzando appositi siti di cambio, permettono di cambiare bitcoin in diverse valute, ivi compresi dollari statunitensi, euro, rubli russi e yen giapponesi.

Chiunque può controllare la catena dei blocchi, detta Blockchain, e osservare le transazioni in tempo reale. Diversi servizi sono già disponibili per facilitare queste operazioni.
A differenza delle valute a corso legale, i Bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti.
I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta, e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini che a loro volta propagano il pagamento attraverso la rete.

Transazioni invalide o fraudolente vengono rifiutate dai nodi onesti. Le transazioni sono fondamentalmente gratuite, ma è previsto il pagamento di una commissione in modo da aumentare la priorità di gestione della transazione dai vari nodi.
Nuovi Bitcoin vengono immessi in mercato ogni volta che un utente risolve un nuovo blocco, cioè ogni dieci minuti, e il numero di Bitcoin generati per blocco diminuisce del 50% ogni 4 anni.

Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 si è arrivati alla generazione di metà delle possibili monete e per il 2017 si arriverà ai tre quarti. È stato calcolato che questo tetto monetario sarà raggiunto solo nel 2040, da quel momento in poi, nessun nuovo Bitcoin sarà emesso; la crescita non è ovviamente proporzionale, difatti nel 2020 si avrà in circolazione già il 95% della disponibilità totale. Ci si può aspettare che, da lì in poi, il lavoro dei miner sarà ripagato con una tassa sulle transazioni. All’avvicinarsi di quella data ed ipotizzando che la richiesta di Bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i Bitcoin probabilmente subiranno un aumento del loro valore reale dovuto alla scarsità di nuova moneta. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di Bitcoin i nodi anziché finanziarsi con la creazione di nuovi bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo quindi sui prezzi e mantenendoli bassi.

Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento di Bitcoin, vi sono la svalutazione della moneta, una base di utenti in diminuzione, o un attacco frontale al sistema da parte dei governi.