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Linda Caroli DiLinda Caroli

Crypto mining, la nuova febbre dell’oro

 

Quando fu progettata la rete Blockchain il suo creatore si trovò davanti al problema di come emettere nuova moneta. La soluzione fu di progettare il sistema affinchè elargisse Bitcoin come premio ai componenti della rete che forniscono potenza elaborativa, necessaria a fortificare e strutturare la rete stessa, secondo un sistema casuale studiato in modo da restituire Bitcoin in modo proporzionale alla potenza computazionale fornita.

Col tempo, sempre più persone si sono avvicinate al mondo dei Bitcoin, e di conseguenza al mining, aggiungendo la loro potenza elaborativa alla rete. Questo ha provocato un considerevole incremento della difficoltà, e contestuale decremento del guadagno medio giornaliero per singola macchina, da migliaia di bitcoin al giorno a pochi centesimi. Una soluzione è stata quella di minare più cryptovalute con il fine di incrementare i guadagni che garantissero il sostenimento dei costi  di investimento.

Ma all’atto pratico, di cosa ha bisogno un crypto miner? Di grossa potenza computazionale, energia e locali in grado di assorbire il rumore assordante  generato dai server operativi h 24, 7 giorni su 7.

Un esempio virtuoso di miniera si trova a Gondo, una frazione del Comune svizzero di Zwischbergen nel Canton Vallese.

Gondo è il luogo dove l’energia elettrica ha il prezzo più basso di tutta la Svizzera, circa otto centesimi di franco al chilowattora. Si tratta inoltre di  energia pulita generata da centrali idroelettriche.

La potenza attrattiva di Gondo è schizzata dopo che si è sparsa la voce che l’energia è  a basso costo e che le temperature sono piuttosto basse. Creare farm in paesi con  basse temperature è assolutamente imprescindibile: all’interno di una miniera di cryptovalute si può arrivare a più di   30 gradi!!

Di miniere come quella di Gondo ne spuntano a decine ogni giorno. Molte sono localizzate in Cina, altre in Russia, in Bulgaria o in altri paesi dove l’energia è a basso costo.

Anche l’Islanda rappresenta un paese ideale per lo sviluppo  di mining- farm poichè è in grado di offrire la materia prima necessaria alla creazione delle criptovalute a prezzi estremamente bassi e fissi, vista la presenza di numerose centrali idroelettriche e geotermiche. Questo fatto ha cominciato ad attrarre diversi miners tanto che nel 2018 si prevede che la richiesta di energia da parte di queste attività  potrebbe superare quella attualmente impiegata per uso residenziale e il Paese  potrebbe non essere in grado di soddisfare l’elevata richiesta energetica.

Non solo.

Alcuni membri del governo locale hanno sollevato il problema della scarsa profittabilità per l’Islanda nel favorire questo tipo di attività. Il mining delle criptovalute rappresenta  un business di valore virtualmente pari a zero per l’Islanda, dal momento che il mantenimento della farm richiede pochissimo personale, investimenti in capitali ridotti e permette di incassare pochissime tasse. Insomma, i gestori delle farm potrebbero avere tanto da guadagnare, mentre la comunità locale potrebbe non trarre alcun vantaggio dalla loro presenza

Linda Caroli DiLinda Caroli

Bitcoin Cash

Bitcoin cash è un fork, del bitcoin, nel senso che è nato nell’agosto 2017  come «clonazione» del Bitcoin : ogni possessore di un bitcoin ha ottenuto  gratis anche un bitcoin cash.  Perchè ? L’obiettivo è  di  migliorare la velocità delle transazioni in bitcoin: la tecnologia adottata dal nuovo bitcoin è più avanzata e performante,  evitando il crearsi di “code” all’interno della piattaforma  delle transazioni del Bitcoin.

Un fatto molto importante  per prevedere i  prezzi futuri delle due cryptovalute. Infatti, al di là dei record che il bitcoin  registra, il suo  punto debole  è l’assenza totale di  regolamentazione.

Per questa ragione è molto importante che il bitcoin inizi ad essere accettato come strumento di pagamento, allo stesso modo della  moneta ufficiale, per regolare acquisti e transazioni. Quando la cryptovaluta si potrà utilizzare per acquistare  al supermercato, fare benzina o comprare mobili da Ikea, allora vorrà dire che non sarà più possibile metterla all’angolo. Sarebbe molto difficile per le autorità stabilirne   la non usabilità o la non legalità avendo acquisito una comprovata utilità per i consumatori.

Alla luce di queste premesse ci potremo spiegare i possibili rialzi futuri del  bitcoin cash. Come cryptovaluta di pagamento, cioè come moneta digitale utilizzata per gestire flussi crescenti di pagamenti,  è tecnologicamente più attrezzato e meglio posizionato per approfittare della maturità «transnazionale» delle monete digitali. Essendo scarso come il Bitcoin, si presume che l’aumento di domanda futura di Bitcoin cash, si tradurrà nella crescita del suo prezzo di mercato.

Ecco perché il prezzo del bitcoin cash è forse destinato a superare quello del bitcoin.

Linda Caroli DiLinda Caroli

Criptovalute e valute

Possiamo ipotizzare che le criptovalute possano sostituire le valute tradizionali  in un prossimo futuro?

Certo è che sempre più Stati stanno pensando di creare una propria criptovaluta nazionale.

Maduro, presidente del Venezuela,  ha annunciato di voler creare il Petro, una valuta nazionale che lui ritiene possa far uscire dalla crisi economica il  paese in difficoltà a causa soprattutto dell’embargo finanziario degli Stati Uniti. Il Petro sarebbe garantito dalle riserve petrolifere di oro, gas e diamanti. Oltre al Venezuela ci sarebbero  il Giappone con la JCoin, la Russia con il suo  Criptorublo, la Cina, l’Estonia con l’Estcoin, gli Emirati Arabi e l’Abkhazia (territorio caucasico) , l’Ecuador con il  Dinero Electronico, la Tunisia, il Senegal, la Svezia con la sua eKrona.

Ma potranno le criptovalute sostituire in toto le valute tradizionali?

Una delle questioni da affrontare sarà la differenza tra i canali di emissione: le prime  generate da  un’autorità monetaria che ne regola anche la velocità di circolazione e le seconde dai miners della blockchain.

Quindi le criptomonete non sono regolamentate,  mentre sono  controllate dagli  sviluppatori, utilizzate e accettate tra i membri di una specifica comunità virtuale.

C’e poi da chiedersi se le criptovalute possano essere considerate mezzo di scambio.

Ricordiamo che una valuta per essere considerata tale deve rispondere a queste caratteristiche

  • essere unità di conto
  • essere mezzo di scambio nella compravendita di beni e servizi
  • essere riserve di valore

Senz’altro esse sono un ottimo mezzo di scambio: gli utenti possono trasferire denaro in ogni parte del mondo riducendo i costi di transazione al minimo e vedendo loro garantito anche un certo livello di anonimato. Ma la volatilità inscritta all’interno della criptovaluta , dovuta al fatto che il sistema non può regolare la liquidità monetaria in funzione della domanda, la rende inadeguata come riserva di valore e standard per i pagamenti differiti, impedendo che diventi un’unità di conto e che, a sua volta, possa sostituire le valute tradizionali.

Pertanto un soggetto regolatore si rivela assolutamente imprescindibile:  risulta necessario monitorare i meccanismi  che prendono parte alla  creazione, le riserve di valore  a garanzia delle stesse, il controllo degli scambi commerciali di beni e servizi che abbiano le criptovalute come sottostante.

Non dimentichiamo  infine che le transazioni in moneta digitale rispettano il principio dell’anonimato, per cui  il loro utilizzo  potrebbe essere distorto soprattutto in  paesi come il nostro dove si combatte ogni giorno il riciclaggio e  la corruzione.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Il Bitcoin e il suo valore: la Blockchain

Forse il  Bitcoin non sostituirà mail valute come il dollaro, la sterlina, l’euro, oppure lo yen. Ma se ne parla molto, non solo per le sue impressionanti altalene di valore, ma piuttosto per la tecnologia di base, la Blockchain.

Blockchain è una tecnologia che è stata inizialmente sviluppata per la criptovaluta Bitcoin da Satoshi Nakamoto. Si tratta di un registro distribuito, un database, che è gestito da una rete peer-to-peer2 di partecipanti. Utilizzando computer che eseguono algoritmi sofisticati, alcuni utenti, i cosiddetti “miners”, creano dei blocchi, all’interno dei quali vengono inserite le transazioni giudicate valide dai nodi della rete, assicurando quindi un elevato grado di precisione e sicurezza. Quindi, grazie alla combinazione di un’architettura distribuita e di una potente crittografia, la blockchain coordina un accordo tra tutte le parti in una transazione e lo fa in un modo che è molto resistente alle interferenze.

La tecnologia Blockchain è rivoluzionaria perché disperde il controllo, fornendo una totale trasparenza ed ovviando alla necessità di intermediari o di autorità centrali che attualmente gestiscono le transazioni in maniera centralizzata, le  autorizzano e le verificano.

La tecnologia Blockchain è matura abbastanza per  il settore finanziario, perché ne aumenta l’efficienza, la trasparenza e la sicurezza riducendo i costi sottostanti ad ogni singola transazione.. Numerose grandi istituzioni finanziarie, nonché le  principali banche del mondo, si sono già attivate per esplorare l’enorme potenziale della Blockchain.

La tecnologia Blockchain, a partire dal 2022 potrebbe ridurre i costi infrastrutturali  delle banche riconducibili ai pagamenti transfrontalieri, alla negoziazione titoli ed alla conformità delle operazioni alle normative, di circa 15-20 miliardi di Euro l’anno.

L’interesse per la tecnologia è esploso quando è apparso chiaro che la blockchain poteva essere utilizzata per gestire  il trasferimento di qualsiasi asset digitale, registrare la proprietà sia fisiche che intellettuali, e creare una nuova tipologia di contratti più efficiente e sicura, ovvero gli smart contracts.  Gli Smart contracts sono protocolli per computer che facilitano, verificano, o fanno rispettare, la negoziazione o l’esecuzione di un contratto  o che evitano il bisogno di una clausola contrattuale: molti tipi di clausole contrattuali possono quindi essere rese parzialmente o integralmente automatizzate.

Gli Smart contract tenderanno ad  assicurare una sicurezza superiore alla contrattualistica esistente con il fine ultimo quello di ridurre i costi di transazione associati alla contrattazione stessa.

Automatizzando i  processi, spesso molto complessi, che oggi sono svolti da operatori umani, la tecnologia consentirà alle organizzazioni di operare in maniera più rapida e con minori costi. Ciò consentirà totale trasparenza rendendo inutile la presenza  di intermediari o di autorità centrali che attualmente conducono, autorizzano e verificano le transazioni.

Questo, in futuro, cambierà radicalmente il mercato.

 

Linda Caroli DiLinda Caroli

Che cos’è il Bitcoin

Cos’è il Bitcoin

Bitcoin è una criptovaluta  ideata  da Satoshi Nakamoto, implementando un’idea dello stesso autore presentata su Internet a fine 2008. Bitcoin non fa uso di un ente centrale: alla base di tutto il meccanismo c’è  un  database distribuito tra i nodi della rete (blockchain)  che mantengono traccia delle transazioni, sfruttando  la crittografia per gestire gli aspetti funzionali come la generazione di nuova moneta e l’attribuzione di proprietà dei bitcoin.

Come ottenerli?  Acquistandoli da altri utenti, oppure rivolgendosi  a piattaforme di scambio, vendendo beni e servizi reali o digitali in cambio di BTC, o (e questa è la novità!!)  ottenendoli in ricompensa per aver convalidato altre transazioni nel network, all’interno di portafogli digitali installati su uno o più computer o affidati a terzi.

Il Bitcoin è interamente decentralizzato e affida agli user stessi questo controllo, riducendo i costi di transazione, proteggendo la sicurezza e la privacy degli utenti apparentemente meglio di qualunque altro sistema. La verifica delle transazioni è quindi affidata ad alcuni nodi del network, cioè ad alcuni utenti che, per il lavoro che svolgono, sono chiamati miner, e offrono la potenza computazionale dei loro computer al network per convalidare i pagamenti. Tutte le transazioni degli ultimi dieci minuti sono trasmesse ai miner, che le riassemblano all’interno di un file detto block. Il miner che ha generato il blocco riceve un payout in Bitcoin. La tecnologia del Bitcoin non prevede un server centrale, perché basata sul concetto di database distribuito consentendo ai nodi della rete di interagire tramite un indirizzo pubblico per trasferire o ricevere BTC e, nello stesso tempo, di condividerne i dati relativi alle transazioni.

Le transazioni avvengono con il trasferimento di valuta digitale utilizzando chiavi crittografiche. Ogni utente può creare più indirizzi, ogni indirizzo ha un bilancio indipendente e una coppia di chiavi di sicurezza. Una chiave pubblica per inviare e ricevere i pagamenti e una privata per autorizzare pagamenti in uscita, posseduta solo dal proprietario. Essendo in una rete peer-to-peer, tutti i nodi ricevono tutte le transazioni del sistema. Trasferire Bitcoin da un utente all’altro è quindi semplice: è necessario digitare la chiave pubblica dell’utente a cui si vuole trasferire il denaro virtuale, indicare la somma da trasferire e in pochi minuti la transazione è completa. A questo punto, però, la transazione va verificata e convalidata, per evitare che un utente possa spendere due volte la stessa moneta.  Il controvalore totale dell’economia Bitcoin, calcolato a Dicembre 2012 era di circa 140 milioni di dollari statunitensi, nell’Aprile 2013 era 1,4 miliardi di dollari statunitensi, nel Novembre 2013, con un cambio 1 bitcoin = 540 USD, il controvalore sale ancora a più di 6 miliardi di dollari statunitensi. A fine 2015, i Bitcoin erano scambiati a 438 dollari L’economia basata sui Bitcoin è ancora molto piccola se paragonata a economie stabilite da lungo tempo, tuttavia sono già commercializzati in Bitcoin merci e servizi reali. I Bitcoin vengono accettati sia per servizi online sia per beni tangibili. Sono moltissimi ormai gli enti, le organizzazioni e le associazioni che accettano donazioni in Bitcoin. Alcuni commercianti, utilizzando appositi siti di cambio, permettono di cambiare bitcoin in diverse valute, ivi compresi dollari statunitensi, euro, rubli russi e yen giapponesi.

Chiunque può controllare la catena dei blocchi, detta Blockchain, e osservare le transazioni in tempo reale. Diversi servizi sono già disponibili per facilitare queste operazioni.
A differenza delle valute a corso legale, i Bitcoin hanno la caratteristica che nessuno può controllarne il valore a causa della natura decentralizzata del metodo di creazione della valuta. In Bitcoin la quantità di valuta in circolazione è limitata a priori, inoltre è perfettamente prevedibile e quindi conosciuta da tutti i suoi utilizzatori in anticipo. L’inflazione da valuta in circolazione non può quindi essere utilizzata da un ente centrale per ridistribuire la ricchezza tra gli utenti.
I trasferimenti sono definiti come un cambio di proprietà della valuta, e vengono effettuati senza la necessità di un ente esterno che debba fare da supervisore tra le parti. Tale modalità di interscambio rende impossibile annullare la transazione e quindi riappropriarsi delle monete che hanno cambiato di proprietà. Il client Bitcoin trasmette la transazione ai suoi nodi più vicini che a loro volta propagano il pagamento attraverso la rete.

Transazioni invalide o fraudolente vengono rifiutate dai nodi onesti. Le transazioni sono fondamentalmente gratuite, ma è previsto il pagamento di una commissione in modo da aumentare la priorità di gestione della transazione dai vari nodi.
Nuovi Bitcoin vengono immessi in mercato ogni volta che un utente risolve un nuovo blocco, cioè ogni dieci minuti, e il numero di Bitcoin generati per blocco diminuisce del 50% ogni 4 anni.

Il numero totale di bitcoin tende asintoticamente al limite di 21 milioni. La disponibilità di nuove monete cresce come una serie geometrica ogni 4 anni; nel 2013 si è arrivati alla generazione di metà delle possibili monete e per il 2017 si arriverà ai tre quarti. È stato calcolato che questo tetto monetario sarà raggiunto solo nel 2040, da quel momento in poi, nessun nuovo Bitcoin sarà emesso; la crescita non è ovviamente proporzionale, difatti nel 2020 si avrà in circolazione già il 95% della disponibilità totale. Ci si può aspettare che, da lì in poi, il lavoro dei miner sarà ripagato con una tassa sulle transazioni. All’avvicinarsi di quella data ed ipotizzando che la richiesta di Bitcoin crescerà più che proporzionalmente rispetto alla disponibilità degli stessi, i Bitcoin probabilmente subiranno un aumento del loro valore reale dovuto alla scarsità di nuova moneta. Secondo gli sviluppatori, in un ambiente con scarsità di Bitcoin i nodi anziché finanziarsi con la creazione di nuovi bitcoin trarranno profitto dalla loro capacità di effettuare le transazioni, competendo quindi sui prezzi e mantenendoli bassi.

Tra gli scenari previsti per un possibile fallimento di Bitcoin, vi sono la svalutazione della moneta, una base di utenti in diminuzione, o un attacco frontale al sistema da parte dei governi.