Conto corrente e riciclaggio

Il riciclaggio di denaro di provenienza illecita ha raggiunto dimensioni preoccupanti nell’ultimo ventennio. Il Fondo Monetario Internazionale ha rilevato che le attività connesse al riciclaggio coinvolgono tra il 3% e il 5% del PIL del pianeta.

In Italia il riciclaggio vale circa il 10% del PIL (circa 1.600 miliardi di Euro) e  i proventi delle attività criminali ammontano a circa 150-170 miliardi di euro l’anno. Le operazioni di riciclaggio della ricchezza di provenienza illecita non sono soltanto negative in quanto tali, ma anche per le conseguenze che provocano:  c’e’ il rischio che la criminalità economica si infiltri così profondamente nelle dinamiche delle attività lecite da rendere sostanzialmente impossibile rintracciare la provenienza, e la natura lecita e non, dei flussi finanziari. Per di più, il rafforzarsi della criminalità organizzata ha trasformato il riciclaggio, da fenomeno interno ai singoli stati, ad un problema per la comunità internazionale che ha richiesto sempre più sofisticate azioni di contrasto .

Secondo l’UIF – Unità di Informazione Finanziaria il riciclaggio è “la riutilizzazione dei proventi di attività criminali in attività legali, con lo scopo di occultare la provenienza illecita della ricchezza, mediante una serie di operazioni dirette ad ostacolare la ricostruzione, a ritroso, dei movimenti dei capitali fino all’evento delittuoso generatore degli stessi”. Il reato di riciclaggio costituisce quindi una pratica criminale utilizzata per rendere irriconoscibile il collegamento tra attività illecita e proventi che ne scaturiscono  e per produrre direttamente ricchezza. Dietro tali operazioni si nascondono attività svolte da organizzazioni criminali e mafiose di vario tipo, ma anche, in misura crescente negli anni più recenti, attività di finanziamento del terrorismo. L’uso massivo del contante connota la maggior parte dei reati connessi allo sfruttamento sessuale, allo spaccio di sostanze stupefacenti, ed è frequentemente associato a reati a scopo estorsivo e corruttivo e ad alcune fattispecie di reati tributari e fiscali».

Il decreto legislativo del maggio 2017, n. 90 fornisce le modalità di  attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attivita’ criminose e di finanziamento del terrorismo.

In sintesi si vuole aumentare la soglia di attenzione da parte degli organismi chiamati a controllare l’operatività  sospetta.

Per tale motivo è in progetto di far scattare  la segnalazione automatica all’UIF  di tutte quelle operazioni in contante sul conto corrente, che supereranno la soglia dei 3.000 €.

Quindi versamenti e prelevamenti superiori a tale importo saranno oggetto di comunicazione all’UIF.

Il sistema di rilevazione è ancora in fase di rodaggio: sono cominciate le attività per definire le procedure atte a  richiedere a banche, istituti di pagamento e istituti di moneta elettronica le segnalazioni mensili delle transazioni in contante.

Si ritiene che la rilevazione  delle singole transazioni  andrà a regime fra la fine  del 2018 e l’inizio del 2019.

Come si ricorderà la Normativa Antiriciclaggio inizialmente  prevedeva  nel 2011 un limite all’uso di denaro contante fissato a € 1000  e riconfermato fino all’anno 2015.

Con la Legge di Stabilità 2016 ed il maxi-emendamento, il limite all’uso dei contanti per il 2016 e seguenti è salito da € 1000 a  3000 euro.

Ad oggi quindi sono vietati tutti i trasferimenti di denaro contante, di libretti di deposito al portatore, di titoli al portatore tra soggetti diversi, che abbiano un valore pari o superiore a  € 3.000 .

Oltre tale importo i trasferimento di denaro possono essere eseguiti solo tramite un conto corrente bancario o postale o carte di credito.



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