Dazi e protezionismo: come stanno veramente le cose?

Linda Caroli DiLinda Caroli

Dazi e protezionismo: come stanno veramente le cose?

 

Il dazio in campo economico è una barriera artificiale ai flussi di beni e/o fattori tra due o più paesi, barriera che nasce da esigenze di politica economica di un singolo Stato (o gruppo di Stati) e si manifesta in manipolazioni amministrative dei flussi di beni in entrata e in uscita dallo stato stesso. Le entrate monetarie date dai dazi costituiscono per lo Stato un introito fiscale. Dal punto di vista politico, il dazio costituisce uno strumento di protezione di alcuni settori economici nazionali, quando questi non possono competere con la concorrenza estera. L’uso sistematico di questo strumento si chiama protezionismo. (Wikipedia)

Il dazio  è applicato ai beni importati  da quegli Stati con cui non  sono stati stipulati accordi preferenziali e serve per avvantaggiare la produzione nazionale rispetto a quella estera.

Dovunque si legge che Trump è un protezionista. Ma lo è davvero?  Guardando il grafico sembrerebbe di no.

In rosso sono rappresentati i dazi applicati dall’America sui prodotti esportati in quei paesi e in celeste quelli pagati dall’America quando importa da quegli stessi paesi.

La Thailandia sorprende, come l’India e l’Argentina. E non solo…

Da qui la conclusione che quando si parla di protezionismo bisogna osservare il  fenomeno su scala globale e solo così si può capire come stanno veramente le cose.

Cosa sta facendo Trump?  Sta cercando di proteggere la produzione interna e sta usando tutte le armi possibili.

Per esempio ha disdetto il NAFTA e con il Canada e Messico ha istituito l’accordo denominato USMCA (che il Congresso deve ratificare).

Sta cercando di trovare un accordo con la  Cina, ma ha di fronte un avversario economicamente molto potente. Dazi del 10 per cento su circa 200 miliardi di importazioni cinesi in vigore dal 24 settembre, che saliranno fino al 25 per cento dal primo gennaio 2019. E  Pechino risponde con dazi del 5-10 per cento su circa 60 miliardi di import dagli Usa.

In linea di principio può diventare una ritorsione dopo l’altra, un conflitto a 360 gradi.

Nell’era della globalizzazione, è  il commercio a trainare l’economia, sviluppandosi sistematicamente più velocemente della produzione.

Ma qui si rischia di creare  una vera e propria guerra commerciale, che  non gioverebbe  a nessuno.

Paradossalmente i danni maggiori di questa  guerra potrebbero arrivare  in un momento successivo, quando si torna a un periodo di pace commerciale.

Perchè se vincono gli accordi bilaterali, come sta facendo Trump, si rischia di creare  il caos a livello internazionale. E nessuno vuole questo!

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