Debito pubblico e PIL

Linda Caroli DiLinda Caroli

Debito pubblico e PIL

Ma quanto vale il debito pubblico italiano?

Ben 2331 miliardi di €  e solo quest’anno  è cresciuto di ben 68,2 mld di €.

Una somma monstre, che appare ancora più imponente se esaminiamo il dato pro-capite: ben € 42.106 è il debito  in capo a ciascuno di noi.

Come è stato possibile arrivare a un valore così alto?  Dobbiamo andare indietro di oltre vent’anni, quando l’uso di denaro pubblico è servito a creare consenso e pace sociale.

Ma non si è tenuto conto nè dei cicli economici nè degli effetti del costo che il debito stesso avrebbe prodotto nel tempo.

E se poi rapportiamo questo debito  al Prodotto Interno Lordo  viene fuori un dato ancor meno incoraggiante.

Se consideriamo normale un rapporto  debito pubblico/PIL all’ 80%, il nostro arriva al 130,8%,  e le proiezioni per i prossimi mesi non sono affatto tranquillizzanti.

Non dimentichiamo che il 74% del debito pubblico è emesso a tasso fisso per cui  il costo all’emissione viene sostenuto per tutta la durata del titolo. Allo stato attuale lo Stato paga 64 mld di € di interessi per il debito pubblico. Si tratta purtroppo di una spesa improduttiva che viene distolta da altri tipi di spese quali gli investimenti in infrastrutture, nell’economia, ecc, e se consideriamo le singole manovre di bilancio che tanto fanno discutere e di cui si parla spesso in TV, sui giornali e… al bar, il confronto con il costo del debito spaventa e non poco. E un  debito così elevato costringe lo Stato ad emettere altri titoli del debito pubblico per finanziare gli interessi da pagare sul debito stesso

E il PIL?

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT si  rileva che l’Italia non cresce più. Il PIL di quest’anno nel III trimestre è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e se guardiamo i dati dei Paesi dell’Unione europea, risultiamo il fanalino di coda per quanto riguarda la crescita.

Per questo si ritiene da più parti che sarà davvero difficile riuscire a rispettare le stime di crescita previste per il 2019 pari all’ 1,5%. Le ragioni sono da ricercare sia nel  rallentamento del ciclo economico globale che nella  situazione internazionale legata ai timori di sanzioni commerciali. Gli Stati europei più esposti ai rischi di dazi commerciali sono infatti   Germania e Italia, paesi con  il  maggiori surplus della bilancia commerciale

Una frenata che coinvolge anche altre economie avanzate: appena sopra di noi troviamo la Germania che nell’ultimo anno è cresciuta solo dell’1,2%, la Francia e la Gran Bretagna 1,5% mentre la Spagna corre con il suo 2,5%.

Una crescita che diventa sempre più disomogenea e il divario aumenta se usciamo dai confini europei.

A trainare infatti la crescita globale ci sono India, Cina e Stati Uniti.  Un mondo in accelerazione che rischia di lasciarci indietro.

Il risparmiatore, di fronte a un mercato che si muove in modo dinamico ma non sempre prevedibile, ha bisogno  di una guida che indichi la strada migliore per  salvaguardare il proprio denaro  e dargli  valore aggiunto, sfruttando tutti i momenti, anche quelli apparentemente negativi. Perchè è proprio da quelli che si può tratte maggiore ricchezza.

Un buon consulente finanziario lo sa.

 

 

 

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