La forza dei Piani Individuali di Risparmio e la debolezza del mercato delle PMI

I PIR – Piani Individuali di Risparmio – si sono rivelati nel 2017 un vero e proprio successo: sono stati raccolti quasi 11 miliardi di euro. Un boom di domanda provocato certamente dai vantaggi fiscali previsti da questa tipologia di investimento: l’esenzione fiscale sulle plusvalenze in caso di detenzione dell’investimento per almeno 5 anni.

L’obiettivo del Governo, quando è stata creata  questa tipologia di strumento, era di veicolare i risparmi degli italiani verso l’economia reale e soprattutto verso le PMI.

I PIR possono investire in diversi strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni, quote di fondi di investimento e anche conti correnti bancari. C’è un vincolo che  prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane e anche europee, purché abbiano una stabile organizzazione in Italia. Di questo 70%, il 30% deve essere investito in strumenti emessi da imprese diverse rispetto a quelle incluse nel FTSE Mib, ossia aziende di dimensioni minori (PMI), come quelle quotate nei segmenti Mid Cap, Star, Small Cap o AIM.

Peccato però che le PMI quotate a Piazza Affari non siano poi tante.

L’indice FTSE MIB ne conta al suo interno 40, il FTSE STAR solo 75, il FTSE MID CAP ne ha 61, il FTSE SMALL CAP 129 e l’AIM ITALIA ne comprende 94.

Nel 2017 si sono registrate 32 IPO e di queste 24  nell’AIM.

La forte domanda per questi titoli ha portato in pochi mesi al forte balzo delle quotazioni, soprattutto nel comparto AIM ITALIA. Gli aumenti spesso sono stati indotti dallo scarso flottante.

Per incentivare l’ingresso delle PMI nel  mercato quotato è stato approvato, con la  legge di Bilancio 2018, il credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti per la quotazione in Borsa delle Pmi fino al 31 dicembre 2020, con una misura di complessivi 80 milioni di euro nel triennio 2019-2021, per un importo massimo di 500 mila euro ad azienda. Si intende promuovere un ambiente più favorevole agli investimenti produttivi e soprattutto incentivare la capitalizzazione delle imprese.

Il legislatore ha deciso di introdurre tra le aziende su cui investire anche le Siiq.

Le Siiq sono società di investimento immobiliare quotate in Borsa che investono in immobili destinati esclusivamente alla locazione. Per essere Siiq in Italia bisogna avere i seguenti requisiti: gli azionisti di controllo non possono avere una quota superiore al 51%; il 35% delle quote deve essere in mano a singoli azionisti che non detengano più dell’1% ciascuno; l’80% dell’attivo deve essere investito in immobili locati; l’80% dei ricavi  deve derivare da locazioni; la società deve distribuire ogni anno almeno l’85% degli utili ottenuti dalla gestione. Allo stato  attuale sono solo 5 le Siiq  che possono beneficiare dei risparmi raccolti con i PIR: IGD Siiq, AEDES Siiq, BENI STABILI Siiq e COIMA RES Siiq e NOVA RE Siiq.



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