L’incredibile crescita dell’economia americana

10 anni fa Lehman Brothers dichiarò fallimento.

Come è cambiato da allora il mondo finanziario?

Quello che non si sapeva allora è che quella crisi si sarebbe dipanata in lungo e in largo attraverso due “motori”  di diffusione che molti avevano sottovalutato: la globalizzazione e la tecnologia.

Come è stata affrontata la crisi?. L’America  ha gestito la crisi prima finanziaria e poi economica avendo a disposizione più leve di quelle disponibili nei paesi europei . Gli  Stati Uniti, con un dollaro forte, sono riusciti a trasmettere manovre espansive sul mercato, sull’economia , sull’industria, sul lavoro e sulle banche. Non dimentichiamoci che in America c’è un solo Presidente e c’è una moneta.

In Europa, pur essendoci  una sola moneta,  ci sono  più Presidenti,  e  Stati con autonome politiche fiscali e di Bilancio.

Ecco perchè l’Europa è in affanno

Il 22 agosto scorso  a Wall Street si è festeggiata la più lunga fase toro della storia: 3453 giorni di mercato al rialzo dalla crisi dei mutui sub-prime del 2008, che hanno permesso di incrementare  la capitalizzazione del mercato americano di 18mila miliardi di dollari. Questa corsa è la seconda più lunga dalla fine della II guerra mondiale.

Molti cominciano a chiedersi se la seconda economia al mondo, in grado di trainare o frenare il resto del globo, sia entrata nella fase finale della sua espansione. L’interrogativo che ci si pone è quanto ancora il toro può continuare a correre, in parte spinto dagli stimoli dell’amministrazione Trump ma  dall’altra minato dai problemi legali del Presidente e dai rischi delle guerre commerciali. Difficile fare previsioni poiché quelle del passato si sono rivelate spesso sbagliate.

10 anni fa il Down Jones valeva intorno a 10.000 punti ora ne vale più di 26.000.   Una corsa veloce e senza correzioni: guardando il grafico si vede una linea sempre in crescita.

Non ci sono casi simili in economia: la correzione di solito prima o poi arriva. Tentare di fare previsioni vuol dire avventurarsi in un terreno inesplorato, ma il non poterne fare  destabilizza  il risparmiatore  che, volendo orientare le proprie scelte in ragione dei mercati, rischia  di sbagliare .  Anche perché  oggigiorno l’approccio che l’investitore  può avere è infinite volte più difficile di quello che poteva essere in passato perché tanti prodotti finanziari  che una volta erano considerati sicuri (per esempio i Titoli di Stato) oggi non lo sono più. Da qui la necessità di affidarsi a un consulente finanziario che, oltre al fattore puramente emotivo (che va controllato, soprattutto nei momenti di calo dei mercati),  ha il compito di guidare le scelte  del risparmiatore verso una gestione oculata della propria ricchezza.

 

 

 



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