L’incredibile crescita dell’economia americana

Linda Caroli DiLinda Caroli

L’incredibile crescita dell’economia americana

10 anni fa Lehman Brothers dichiarò fallimento.

Come è cambiato da allora il mondo finanziario?

Quello che non si sapeva allora è che quella crisi si sarebbe dipanata in lungo e in largo attraverso due “motori”  di diffusione che molti avevano sottovalutato: la globalizzazione e la tecnologia.

Come è stata affrontata la crisi?. L’America  ha gestito la crisi prima finanziaria e poi economica avendo a disposizione più leve di quelle disponibili nei paesi europei . Gli  Stati Uniti, con un dollaro forte, sono riusciti a trasmettere manovre espansive sul mercato, sull’economia , sull’industria, sul lavoro e sulle banche. Non dimentichiamoci che in America c’è un solo Presidente e c’è una moneta.

In Europa, pur essendoci  una sola moneta,  ci sono  più Presidenti,  e  Stati con autonome politiche fiscali e di Bilancio.

Ecco perchè l’Europa è in affanno

Il 22 agosto scorso  a Wall Street si è festeggiata la più lunga fase toro della storia: 3453 giorni di mercato al rialzo dalla crisi dei mutui sub-prime del 2008, che hanno permesso di incrementare  la capitalizzazione del mercato americano di 18mila miliardi di dollari. Questa corsa è la seconda più lunga dalla fine della II guerra mondiale.

Molti cominciano a chiedersi se la seconda economia al mondo, in grado di trainare o frenare il resto del globo, sia entrata nella fase finale della sua espansione. L’interrogativo che ci si pone è quanto ancora il toro può continuare a correre, in parte spinto dagli stimoli dell’amministrazione Trump ma  dall’altra minato dai problemi legali del Presidente e dai rischi delle guerre commerciali. Difficile fare previsioni poiché quelle del passato si sono rivelate spesso sbagliate.

10 anni fa il Down Jones valeva intorno a 10.000 punti ora ne vale più di 26.000.   Una corsa veloce e senza correzioni: guardando il grafico si vede una linea sempre in crescita.

Non ci sono casi simili in economia: la correzione di solito prima o poi arriva. Tentare di fare previsioni vuol dire avventurarsi in un terreno inesplorato, ma il non poterne fare  destabilizza  il risparmiatore  che, volendo orientare le proprie scelte in ragione dei mercati, rischia  di sbagliare .  Anche perché  oggigiorno l’approccio che l’investitore  può avere è infinite volte più difficile di quello che poteva essere in passato perché tanti prodotti finanziari  che una volta erano considerati sicuri (per esempio i Titoli di Stato) oggi non lo sono più. Da qui la necessità di affidarsi a un consulente finanziario che, oltre al fattore puramente emotivo (che va controllato, soprattutto nei momenti di calo dei mercati),  ha il compito di guidare le scelte  del risparmiatore verso una gestione oculata della propria ricchezza.

 

 

 

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Linda Caroli

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2 Commenti finora

JulienPubblicato il8:49 am - Set 19, 2018

che fortunatamente non sia un Ciarrapico o simile non credo esser l”unico a dirlo, come non sono l”unico a dire che ci poteva andare peggio, se poi anche te sei di quelli che associa una frase di 1/2 nick a un”intera parte de tifosi non saprei che risponderti sui conti continuo ad avere perplessità, se anche te confermi che come me non sei un minimo intenditore come giudichi “un punto di vista molto semplice (da quello che ti dicono i media o dall”oste che gli domandi comè il vino???)a parte che quello che scrivi sotto è un vero lavoro imprenditoriale che ha ben poco a che fare con i tifosi, ma secondo te (usando un”esempio estremo che non riguarda minimamente noi) le migliaia di migliaia risparmiatori della Parmalat erano, o avevano capito, il crack che stava arrivando???

    Linda Caroli

    Linda CaroliPubblicato il9:09 am - Set 19, 2018

    Ciao. Io non credo assolutamente che i risparmiatori sapessero del potenziale crack in arrivo. Ma qualche sospetto che i “trader” professionisti (e non) sapessero, quello sì ce l’ho. E difatti ci furono molte accuse di insider trading a riprova del fatto che dall’interno qualcuno già tentava di lucrare e scappare dal default. Penso che in Italia ci siano tre problemi da affrontare: la scarsa cultura finanziaria dei risparmiatori, la poca fiducia nei consulenti e la scarsa redditività delle banche tradizionali che vedono il loro sistema distributivo cascare a pezzi. Bisogna smarcare questi “ostacoli” . Quanto ci vorrà non lo so ma se non si comincia, non si arriverà mai da nessuna parte. Per quanto mi riguarda, nel mio piccolo cerco di fare due delle tre cose cose: cerco di essere un onesto consulente finanziario e provo a fare un po’ di educazione finanziaria scrivendo articoli sul mio sito. Buona giornata

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