L’oro: un asset che non teme i mercati

L’oro può essere considerato un solido e sicuro asset finanziario in grado di incrementare il suo valore nel tempo.

Per questa ragione le Banche Centrali ne detengono in gran quantità nei loro caveau.

Forse non tutti sanno che l’Italia è il terzo paese al mondo per volumi posseduti.

Ma come  viene “controllato” il prezzo dell’oro?  Grazie a un accordo siglato nel 1999  dalle Banche Centrali che a suo tempo vollero  impedire che si replicasse il tentativo fatto quello stesso anno  dalla Banca di Inghilterra che cedette sul mercato una parte  delle  sue riserve.  Tali cessioni all’epoca influenzarono il prezzo dell’oro.

L’accordo fu denominato Central Bank Gold Agreement (CBGA) che prevedeva una grossa limitazione nell’attività di vendita dei lingotti d’oro da parte delle Banche Centrali.

L’obiettivo era  quello di preservarne il valore intrinseco, e negli anni , la scarsità di transazioni  di lingotti tra Banche Centrali, ha determinato anche un notevole accumulo del metallo pregiato nei forzieri  di molti paesi, Italia compresa.

Il CBGA ha quindi contenuto le oscillazioni del valore  del metallo  garantendo addirittura negli anni la  crescita del suo prezzo unitario.

Oggi l’oro è quotato circa  43,88 € al grammo.  Le nostre riserve, pari a 2452 tonnellate,  al momento valgono complessivamente  circa 107 mld di  euro.

Tanta roba!!!

Sono conservate per metà presso i forzieri della Banca d’Italia e per metà sparse nei caveau di mezzo mondo.

Ma a  cosa servono queste riserve auree?

Rappresentano una garanzia di  buon adempimento degli  impegni presi dall’Italia nei confronti di organismi finanziari internazionali. Il risultato della gestione di tali riserve contribuisce alla formazione del bilancio e alla preservazione della solidità patrimoniale della Banca Centrale a fronte dei rischi cui viene esposta nello svolgimento delle sue attività istituzionali. Non essendo emesso da soggetti terzi, l’oro rappresenta un ottimo strumento di preservazione di valore, privo di rischio di credito. Considerate le turbolenze economiche legate soprattutto alle insistenti e pesanti politiche monetarie, l’esistenza di solide basi auree garantisce il sistema e la sua tenuta.

Il forte  incremento del suo valore nel tempo non può certo essere considerato una plusvalenza: non si tradurrà quindi in maggiori utili per la Banca d’Italia .

Questo asset così rivalutato nel tempo certamente rappresenta un’attività potenzialmente cedibile.

Ogni Banca Centrale, qualora ce ne fosse bisogno, potrebbe quindi venderlo.

Ma nel breve non esistono questi rischi quindi per il momento (e per fortuna) i lingotti resteranno dove sono.



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