Il rapporto degli Italiani con il risparmio gestito

Linda Caroli DiLinda Caroli

Il rapporto degli Italiani con il risparmio gestito

 

 

Cosa c’e’ nel portafoglio degli Italiani?

La ricchezza complessiva degli italiani, secondo Prometeia, è pari a 9700 Mld e risulta ripartita tra ricchezza immobiliare (5398 Mld) e ricchezza finanziaria (4322 Mld).

Tra le scelte di investimento hanno ancora grande importanza le attività liquide che pesano per il 31,3% del totale, di cui 19,4% destinato a conti correnti e depositi, nonostante rendimenti pressoché nulli.

A un livello simile il peso delle attività legate al risparmio gestito pari a 1348 Mld:  il 31,2% suddiviso tra Fondi Comuni, prodotti assicurativi , fondi pensione e PIP. Completano il portafoglio azioni, partecipazioni e titoli.

Dati che parlano chiaro e che ci restituiscono un Paese ancora vittima di una forte incertezza e che lo porta a prediligere soluzioni liquide per la gestione del proprio risparmio.

Perché tanta disaffezione verso la produttività del risparmio?

Diciamo che la risposta arriva da lontano. L’Italia è stato per tantissimi anni  un paese fatto di persone che non riuscivano a risparmiare quasi nulla, perché si viveva a un livello minimo di sussistenza. Quando l’economia cominciò a crescere, durante il “boom economico”, l’Italiano medio  iniziò a risparmiare ma certamente la sua  predisposizione ad impiegare i risparmi nell’economia reale  è stata sempre molto bassa perché non vi era fiducia nel sistema economico nel suo insieme. Mentre si dava maggiore fiducia  agli investimenti sicuri  e garantiti dallo Stato, oppure a quelli intermediati attraverso le Banche.

Non solo.

Anche i sistemi economici hanno restituito grandi differenze.  Pensiamo a  quello anglosassone (inglese e statunitense) sempre orientato all’investimento diretto nel sistema economico, grazie anche alla presenza di una struttura di borse valori trasparente e ben organizzata, efficiente e ben controllabile da parte dei risparmiatori stessi.

Stessa cosa non può dirsi per altre economie come Italia, Francia e Germania dove gli investimenti sono sempre stati orientati prevalentemente all’interno di istituzioni  finanziarie. Il risultato è stato che il risparmiatore ha continuato a preferire un rendimento minore ma con maggiori tutele e sicurezze, garantite dal sistema bancario.

Cosa deve succedere perché cambi la cultura del risparmiatore e si evolva il rapporto con il rapporto con il proprio risparmio? Certamente è necessaria una maggiore educazione all’investimento, ma serve anche  la predisposizione del sistema bancario ad investire direttamente nell’economia reale.

In questo senso i Piani Individuali di Risparmio rappresenteranno un’importante spinta in avanti.

 

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