Il rapporto degli Italiani con il risparmio gestito

 

Cosa c’e’ nel portafoglio degli Italiani?

La ricchezza complessiva degli italiani, secondo Prometeia, è pari a 9700 Mld e risulta ripartita tra ricchezza immobiliare (5398 Mld) e ricchezza finanziaria (4322 Mld).

Tra le scelte di investimento hanno ancora grande importanza le attività liquide che pesano per il 31,3% del totale, di cui 19,4% destinato a conti correnti e depositi, nonostante rendimenti pressoché nulli.

A un livello simile il peso delle attività legate al risparmio gestito pari a 1348 Mld:  il 31,2% suddiviso tra Fondi Comuni, prodotti assicurativi , fondi pensione e PIP. Completano il portafoglio azioni, partecipazioni e titoli.

Dati che parlano chiaro e che ci restituiscono un Paese ancora vittima di una forte incertezza e che lo porta a prediligere soluzioni liquide per la gestione del proprio risparmio.

Perché tanta disaffezione verso la produttività del risparmio?

Diciamo che la risposta arriva da lontano. L’Italia è stato per tantissimi anni  un paese fatto di persone che non riuscivano a risparmiare quasi nulla, perché si viveva a un livello minimo di sussistenza. Quando l’economia cominciò a crescere, durante il “boom economico”, l’Italiano medio  iniziò a risparmiare ma certamente la sua  predisposizione ad impiegare i risparmi nell’economia reale  è stata sempre molto bassa perché non vi era fiducia nel sistema economico nel suo insieme. Mentre si dava maggiore fiducia  agli investimenti sicuri  e garantiti dallo Stato, oppure a quelli intermediati attraverso le Banche.

Non solo.

Anche i sistemi economici hanno restituito grandi differenze.  Pensiamo a  quello anglosassone (inglese e statunitense) sempre orientato all’investimento diretto nel sistema economico, grazie anche alla presenza di una struttura di borse valori trasparente e ben organizzata, efficiente e ben controllabile da parte dei risparmiatori stessi.

Stessa cosa non può dirsi per altre economie come Italia, Francia e Germania dove gli investimenti sono sempre stati orientati prevalentemente all’interno di istituzioni  finanziarie. Il risultato è stato che il risparmiatore ha continuato a preferire un rendimento minore ma con maggiori tutele e sicurezze, garantite dal sistema bancario.

Cosa deve succedere perché cambi la cultura del risparmiatore e si evolva il rapporto con il rapporto con il proprio risparmio? Certamente è necessaria una maggiore educazione all’investimento, ma serve anche  la predisposizione del sistema bancario ad investire direttamente nell’economia reale.

In questo senso i Piani Individuali di Risparmio rappresenteranno un’importante spinta in avanti.

 



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