Risparmiatori italiani e consulenza finanziaria

Il  risparmiatore italiano per la gestione dei propri investimenti non sempre si rivolge  al consulente finanziario.

Perchè? Per mancanza di fiducia.

Ad alimentare questo fenomeno al primo posto figurano gli scandali finanziari che negli anni  hanno caratterizzato negativamente il mondo bancario minando il rapporto con il sistema stesso e gli operatori.

Un terzo degli Italiani pianifica i propri investimenti attraverso il passaparola, preferendo seguire i consigli dei familiari o dei colleghi.

Poco più del 10% è assistito da un consulente e un terzo opera in autonomia,  dopo essersi confrontato con un professionista.

Il dato preoccupante è che il 25% degli italiani fa da sè!!!

Un po’ come decidere di curarsi da una grave malattia facendosi la diagnosi  e decidendo autonomamente quali farmaci assumere.

La questione è quindi una sola: come conquistare la fiducia dei risparmiatori?

Il modo migliore è  offrirsi come filtro emotivo.

Ogni consulente finanziario deve investire il proprio tempo e la sua preparazione nella gestione ottimale della relazione, curando il rapporto con il cliente attraverso incontri frequenti.

Perché gestire l’emotività  è più importante che parlare della performance del portafoglio, che pure ha il suo  peso, ma non è tutto.

Il rapporto di fiducia che lega il risparmiatore al consulente finanziario è come un circuito che deve essere continuamente alimentato. Questo è l’elemento essenziale di un virtuoso approccio consulenziale, che unisce conoscenze di natura tipicamente tecnica a competenze di tipo  relazionale: rispettare  questo equilibrio nel tempo, anche in fasi critiche dei mercati, si rivela straordinariamente efficace.

Tutto questo diventerà ancora più importante in vista della grande evoluzione Fintech, in cui la  professione del consulente finanziario dovrà fare i conti con l’avvento della tecnologia  e l’effetto di disruption che ne deriverà.

 



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