Risparmio ed educazione finanziaria

Linda Caroli DiLinda Caroli

Risparmio ed educazione finanziaria

 

In televisione si sente  spesso parlare  della fine  del QE (Quantitative Easing) da parte della Banca Centrale Europea.

Ma i risparmiatori italiani sono davvero in grado di capire come tutto ciò inciderà sulle loro tasche?

Forse no

Tutte le istituzioni, Consob in primis, sono del parere che serva un’adeguata preparazione in ambito finanziario come strumento imprescindibile per la tutela del risparmio.

Ma chi si deve occupare dell’alfabetizzazione finanziaria? Le banche sono molto interessate agli investimenti dei loro clienti ma sarebbe anche utile sapere quali Istituti sono interessati a conoscere il livello di consapevolezza dei risparmiatori nel sottoscrivere alcuni investimenti.

E se si trovasse una Banca che mira in tal senso, questa diventerebbe la Banca di riferimento per la gestione dei risparmi. E’ vero che la legge, anche in ambito economico, non ammette ignoranza, ma il risparmiatore oggi più che mai, non può essere lasciato solo.

Necessario quindi rilanciare il mercato e puntare sul risparmio: questi sono stati gli argomenti trattati dal nuovo presidente di Consob, Mario Nava l’11 giugno scorso. Nel suo discorso Nava ha fatto un’ampia ricognizione della situazione attuale del mercato del risparmio italiano, partendo innanzitutto dall’alto livello  di ricchezza dei risparmiatori italiani (4300 Mld di attività finanziarie) , superiore alla media europea, e a un indebitamento delle famiglie inferiore alla media del resto del continente.

I salvadanai delle famiglie sono sempre più pieni: gli Italiani preferiscono accumulare piuttosto che spendere, ma questo comportamento  contribuisce a fiaccare la ripresa. Del resto  gli ultimi anni sono stati molto complessi per cui il risparmiatore medio preferisce crearsi delle riserve per far fronte a emergenze o per pagare tasse a sorpresa.

L’accumulo della ricchezza però è legato anche  a un mercato finanziario e una  struttura economica del paese che devono essere ottimizzati: i bassi tassi di interesse, “la ricomposizione (quali-quantitativa) nell’offerta di strumenti finanziari e nei canali di distribuzione degli stessi indotta dalle recenti normative, è verosimile che, in prospettiva, il peso dei titoli di debito nei portafogli delle famiglie si riduca, liberando risorse che potrebbero essere attratte da altri tipi di attività, in particolare azioni, auspicabilmente nell’ambito di un approccio basato sulla diversificazione” (cit. Mario Nava)

E se da una parte  ci si auspica un importante cambio di passo, dal lato mercato diventa imprescindibile semplificare le modalità di ingresso eliminando gli ostacoli attualmente  presenti in fase di quotazione delle aziende. Il mercato azionario domestico appare ancora debole, rispetto alle sue potenzialità, in termini di capitalizzazione ma anche dal punto di vista numerico: le società quotate nell’MTA – Mercato Telematico Azionario – a fine 2017 erano solamente 240.

Indubbiamente positivo si è rivelato l’effetto sull’AIM Italia grazie anche all’introduzione dei Piani Individuali di Risparmio.

Ma non basta: necessario aumentare il numero delle società quotate, nonchè garantire maggiori tutele verso i risparmiatori che si rivolgono al mercato dei capitali sia  attraverso una consapevole educazione finanziaria sia attraverso un efficientamento nell’interazione tra domanda e offerta.

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