Ultime novità sui Piani Individuali di Risparmio

La   legge di stabilità 2019  ha introdotto alcune novità  che riguardano il mondo dei PIR con il lodevole obiettivo di  veicolare  più danaro alle piccole imprese e alle non quotate.

Oltre ad aumentare le possibilità di investimento per le Casse di Previdenza dei liberi professionisti e per i Fondi Pensione, dal 5 al 10% dell’attivo patrimoniale, la manovra 2019 ha introdotto ulteriori novità: da una parte, si chiede di investire  almeno il 3,5% del patrimonio complessivo del Piano, in quote o azioni di fondi di Venture Capital; dall’altra almeno il 3,5% del patrimonio totale del PIR in strumenti finanziari emessi da aziende di piccole e medie dimensioni, che hanno meno di 250 dipendenti, con ricavi inferiori a 50 milioni e che sono ammesse alle negoziazioni sull’ AIM Italia .

I nuovi vincoli si applicano ai PIR costituiti a partire dal 1° gennaio 2019, ma in assenza del decreto attuativo che è in via di emanazione, al momento non è possibile sottoscriverne di nuovi.

Ma facciamo due conti.

Se consideriamo i quasi 20 mld di € raccolti dai Piani Individuali, dal varo della legge ad oggi,  il 3,5% è pari a € 700.000.000,00: nel mercato AIM  delle piccole PMI non c’è un flottante di queste dimensioni!

Insomma, anche volendo, il mercato non può adeguarsi perchè non c’e’ abbastanza da comprare!!

Un altro 3,5% deve essere investito in Fondi di Venture Capital,residenti in Italia o in Stati UE o SEE e che investono prevalentemente in Pmi non quotate.  In Italia  fondi di Venture Capital aventi tali caratteristiche ce ne sono davvero pochi, per cui  un importo pari al 3,5% (€  700.000.000,00)   allo stato attuale è impossibile da  investire.

La nuova normativa, stando a quanto riferiscono gli addetti ai lavori, pone poi un problema di aumento del rischio dell’investimento. 

Questi vincoli d’investimento in strumenti poco liquidi,  risultano essere  incompatibili con il sistema dei fondi aperti, la  cui caratteristica è quella di garantire sempre  la liquidabilità del portafoglio. Può succedere infatti che il  gestore possa trovarsi ad affrontare flussi in ingresso e in uscita che richiedono interventi sul portafoglio e se queste dinamiche avvengono su un segmento di mercato molto piccolo e illiquido si registra un potenziale incremento della rischiosità dell’investimento.

Quali sono le soluzioni? Banche, reti di promotori e società di gestione del risparmio attendono risposte dal Governo.

Nel frattempo si è creata una situazione di stand-by che certamente non fa bene al settore.

 

 



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